Landini contro la guerra: “Sdoganata fuori dal diritto internazionale”
Il leader Cgil chiede cessate il fuoco e diplomazia. “Non può essere la logica del più forte”. Critiche anche al governo italiano.
L’intervento di Maurizio Landini a Torino
“Siamo di fronte a una situazione molto complessa e pericolosa perché in realtà siamo in presenza di uno sdoganamento della guerra e, anche in questo caso, di una guerra messa in campo fuori da qualsiasi regola del diritto internazionale”.
Lo ha dichiarato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, a margine dell’assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici della Città della Salute di Torino.
Landini ha ricordato che la Cgil, negli ultimi anni, è scesa in piazza a sostegno delle donne iraniane e di chi denunciava la natura autoritaria del regime. “Quello è un regime pericoloso e non democratico”, ha sottolineato.
Tuttavia, ha aggiunto, “tutto questo non giustifica il fatto che si possa tranquillamente fare guerre e non rispettare le regole internazionali”.
“Serve il cessate il fuoco, non la legge del più forte”
Il leader sindacale ha ribadito la necessità di fermare immediatamente le ostilità. “Noi pensiamo che ci sia bisogno anche in questo caso di un cessate il fuoco, di far ritornare a funzionare la diplomazia. Non può essere la logica del più forte”.
Secondo Landini, la comunità internazionale dovrebbe puntare su strumenti multilaterali e sul dialogo politico, evitando l’escalation militare.
Ha poi definito “singolare” che il governo italiano non fosse a conoscenza di quanto stava accadendo, sollevando interrogativi sul coordinamento e sulle informazioni a disposizione dell’esecutivo.
La mobilitazione sindacale
“Come movimento sindacale – ha concluso – ci batteremo in tutti i luoghi possibili, insieme al sindacato europeo e mondiale, per contrastare questa cultura della guerra e per affermare i valori della democrazia e dei diritti dei popoli”.
Landini ha ribadito la posizione della Cgil: sostegno a chi lotta per la democrazia nei Paesi dove essa manca, ma senza ricorrere alla guerra e alla violenza.
Le sue parole si inseriscono in un dibattito nazionale sempre più acceso, con posizioni divergenti tra chi ritiene l’intervento militare necessario e chi, come il sindacato, invoca una soluzione diplomatica e multilaterale.