Scontro nel centrosinistra tra Giuseppe Conte, Elly Schlein e altri leader: primarie, Ucraina e leadership dividono il campo largo senza una linea comune.
Centrosinistra nel caos tra Conte e primarie
Il cosiddetto campo largo appare sempre più frammentato, con posizioni divergenti che rendono difficile individuare una strategia condivisa. A riaccendere il confronto è stato Giuseppe Conte, che ha rilanciato l’ipotesi delle primarie: “Ci vuole altro per costruire la coalizione”, ha però osservato Rosi Bindi, sottolineando le criticità di un percorso ancora incerto.
Dubbi arrivano anche dal costituzionalista Stefano Ceccanti, che ha posto un nodo politico preciso: “Come fai a partire dalle primarie senza che sul punto della politica estera ci sia certa chiarezza? Un requisito delle primarie è che ci sia omogeneità nella coalizione”. Un requisito che, allo stato attuale, appare lontano.
Le divergenze emergono anche sulle scelte internazionali. Le parole di Stefano Patuanelli hanno acceso ulteriormente il dibattito: “Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina”. Una posizione che evidenzia la distanza tra le diverse anime della coalizione.
Leadership contesa e scontri tra leader
In assenza di una linea comune, ogni protagonista sembra muoversi autonomamente. Giuseppe Conte si sta accreditando come possibile candidato premier, organizzando una serie di incontri su tutto il territorio nazionale per consolidare il consenso.
L’ex presidente del Consiglio mantiene un buon livello di popolarità e, secondo diversi sondaggi, risulta competitivo anche rispetto alla segretaria del Pd Elly Schlein. In alternativa, resterebbe aperta per lui l’ipotesi della presidenza del Senato, ruolo strategico negli equilibri istituzionali.
Non mancano gli attacchi diretti. Carlo Calenda ha scritto: “Sei inadatto a ridiventare presidente del Consiglio”, aprendo un nuovo fronte polemico. Parallelamente, nel Partito democratico si discute sulla possibilità di sfidare Conte alle primarie oppure seguire un modello diverso.
Nel cerchio ristretto della segretaria si fa strada una posizione netta: “O si fanno le primarie o si segue il metodo del centrodestra, cioè si sceglie il leader del partito più votato”. Ma all’interno del Nazareno emergono timori: “Se noi ci approcciamo come i predestinati rischiamo di prendere una tranvata”.
Ipotesi federatore e nuovi nomi in campo
Tra le possibili soluzioni prende quota la figura di un “federatore”, sul modello di Romano Prodi, considerato l’ultimo leader capace di unire e vincere nel 2006. In questo scenario, viene indicato il nome di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, visto come punto di equilibrio tra Pd e Movimento 5 Stelle.
Accanto a lui, si fa strada anche il profilo di Silvia Salis, sindaca di Genova, che però esclude le primarie, giudicate uno strumento “divisivo”. Tra i nomi circolati compare anche quello di Franco Gabrielli, sostenuto da Matteo Renzi.
Il confronto potrebbe proseguire nei prossimi giorni, anche in occasione dell’incontro all’Eur che riunirà figure storiche della tradizione democristiana, tra cui Dario Franceschini e Pier Ferdinando Casini, per commemorare il congresso che nel 1976 portò Benigno Zaccagnini alla guida della Dc.
