Accise e sciopero tir, Salvini avverte: “Se si fermano i camion si ferma l’Italia come durante il Covid”

Il rischio sciopero autotrasportatori dal 25 maggio preoccupa il governo: Salvini avverte sul possibile blocco dell’Italia tra caro carburanti e accise.

Sciopero autotrasportatori: il nodo accise e i rincari

Il conto alla rovescia è già iniziato. Il prossimo 1 maggio scade la proroga del taglio delle accise sui carburanti, mentre a Palazzo Chigi proseguono le valutazioni per reperire le risorse necessarie a un eventuale rinnovo della misura.

Il tema è centrale per l’intero comparto dei trasporti, tra i più esposti all’aumento dei costi di benzina e gasolio. In assenza di interventi, i prezzi potrebbero registrare nuovi rialzi con effetti immediati sulle imprese. Il contesto internazionale, segnato dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz, continua a incidere sul fronte energetico, aggravando la situazione.

A complicare il quadro si aggiungono i vincoli europei sui conti pubblici, legati al Patto di Stabilità, che rendono più difficile per l’esecutivo individuare coperture economiche per sostenere il settore.

Il fermo dal 25 maggio e l’allarme di Matteo Salvini

Il fermo nazionale degli autotrasportatori resta confermato dal 25 al 29 maggio. Le principali associazioni di categoria hanno ribadito la protesta anche dopo l’incontro con il viceministro Edoardo Rixi.

A esprimere preoccupazione è stato il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini, che ha evidenziato i rischi legati a uno stop prolungato del settore.

“C’è uno sciopero già oggi convocato per il 25 maggio per una settimana, bloccare l’Italia per una settimana significa il caos. Significa la paralisi, significa tornare ai tempi del Covid e chiudere. E io non voglio chiudere”.

Il ministro ha inoltre sottolineato le difficoltà delle aziende nel sostenere i costi attuali: “il taglio delle accise sui bilanci delle aziende di autotrasporto non arriva.”

Nel corso degli interventi pubblici, Matteo Salvini ha ribadito la necessità di agire rapidamente, facendo riferimento anche ai limiti imposti dall’Unione Europea.

“”Io so che non posso bloccare il paese e se si fermano i camionisti si blocca il paese, si svuotano i negozi e non posso non posso permettere che succeda, quindi o l’Europa ci permette di aiutare o aiutiamo fregandocene di quello che ci dice l’Europa.”

Le conseguenze per l’Italia se i tir si fermano

Il possibile blocco degli autotrasportatori solleva timori concreti per la tenuta della logistica nazionale. In Italia, gran parte delle merci viaggia su gomma, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile a interruzioni anche di breve durata.

Un fermo di quattro giorni potrebbe incidere rapidamente sulla distribuzione dei beni di consumo. I primi effetti si registrerebbero nella grande distribuzione, con difficoltà nel rifornimento e possibili carenze di prodotti freschi.

A seguire, le criticità potrebbero estendersi al comparto industriale, con rallentamenti dovuti alla mancanza di materie prime e componenti. Il sistema produttivo, fortemente interconnesso, risentirebbe di eventuali ritardi nella catena di approvvigionamento.

Nel frattempo, dal mondo delle imprese arrivano segnali di forte preoccupazione. La Cgia di Mestre ha lanciato un avvertimento:

“Il tempo, però, non gioca a favore. Bisogna agire subito: senza misure rapide, molte imprese rischiano di fermare i mezzi nei piazzali perché non hanno i soldi per riempire i serbatoi, ben prima dell’avvio del fermo previsto tra un mese.”

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