“Quella frase non era sui disabili”: Giannini chiarisce a DiMartedì

Massimo Giannini torna a DiMartedì dopo le critiche sulla frase sulla sedia a rotelle e parla di errore, scuse e strumentalizzazione politica.

Giannini si scusa a DiMartedì dopo le critiche

Massimo Giannini è tornato a parlare a DiMartedì, su La7, dopo le polemiche nate da una sua frase pronunciata in una precedente puntata del programma condotto da Giovanni Floris. L’editorialista di Repubblica aveva usato una metafora sulla durata del governo, paragonandola alla vita di una persona che raggiunge i cento anni ma trascorre gli ultimi venti “immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla”, aggiungendo che “è inutile che è vissuto così tanto”.

Le parole avevano provocato numerose critiche, soprattutto per il riferimento alla disabilità e alla condizione di chi vive su una sedia a rotelle. Nella nuova puntata, Giannini ha provato a chiarire il senso del suo intervento e ha rinnovato le scuse a chi si è sentito ferito.

“Nei giorni scorsi ho già chiesto due volte scusa a coloro che si sono sentiti offesi dalle mie parole. Ci tengo a precisare, nella mia vita e nel mio lavoro io non ho mai mancato di rispetto a nessuno e certamente non era mia intenzione farlo stavolta”, ha detto il giornalista.

La replica sulla strumentalizzazione politica

Dopo le scuse, Massimo Giannini ha però contestato il modo in cui la sua frase è stata ripresa nel confronto politico e mediatico. Secondo il giornalista, il caso sarebbe stato usato da alcuni esponenti del centrodestra e da alcuni quotidiani per attaccarlo personalmente, andando oltre il merito dell’errore commesso.

“Però chiedo a tutti di considerare anche un altro aspetto di questa vicenda, cioè la strumentalizzazione politica che ne è stata fatta. Io non sono un politico, penso che su episodi del genere la politica non dovrebbe mai banchettare, perché questa poi diventa barbarie”, ha affermato Giannini.

L’editorialista ha sostenuto che il suo ragionamento originario fosse riferito alla durata e alla qualità dell’azione di governo, non alle persone con disabilità. “Io non ho mai pronunciato il termine disabili. Il senso del ragionamento a proposito del governo era solo questo, positivo che viva più a lungo a condizione che la qualità della sua vita sia buona”, ha spiegato.

Il chiarimento personale e il passaggio sulla disabilità

Nel corso dell’intervento, Giannini ha riconosciuto che la metafora utilizzata fosse sbagliata. “Riconosco, la metafora è riuscita male”, ha detto. Subito dopo ha però respinto l’idea che quell’errore possa essere usato per giudicare l’intera sua storia professionale e personale.

“Ma quello che non accetto è che questo mio errore diventi il pretesto per giudicare non solo il mio lavoro, ma addirittura la mia persona, quello che ho fatto, che ho detto, che ho scritto in tutti questi anni parla per me”, ha dichiarato.

Il giornalista ha poi richiamato il proprio impegno sui temi sociali e alcune esperienze familiari legate alla sofferenza e alla disabilità.

“Mi batto da sempre per i diritti, la giustizia sociale, l’uguaglianza, l’inclusione, la solidarietà e anche sul tema del dolore e della disabilità, io so di cosa parlo, per ragioni familiari. Io ho una mia cugina più cara che ha un figlio splendido, una persona autistica e io come posso e quando posso aiuto lei e la sua associazione, da sempre, in tutte le meravigliose attività che fanno sul territorio. Io ho perso mio padre 30 anni fa, mia madre 4 anni fa dopo malattie lunghe, dolorose, invalidanti. Io non voglio fare pena a nessuno, perché il mio vissuto è niente rispetto a quello di tante altre persone. Ma l’unica cosa che mi sta a cuore, che voglio che sappiano tutti coloro che si sono sentiti colpiti da quello che ho detto, è che per me ogni vita è un dono prezioso e quella di chi soffre lo è ancora di più”.

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