Concita De Gregorio sul tumore: “Quando temi di avere pochi mesi, il tempo cambia”

Concita De Gregorio racconta a Verissimo il tumore al seno, il libro “La cura”, il rapporto con i figli e il valore del tempo.

Concita De Gregorio e il racconto della malattia

Concita De Gregorio è tornata a parlare del tumore al seno diagnosticato nel 2022 durante l’intervista concessa a Silvia Toffanin nello studio di Verissimo. La giornalista e scrittrice ha collegato quel passaggio della sua vita alla nascita del libro La cura, nato anche dal bisogno di dare un nome all’esperienza vissuta.

“C’è un tempo di prima e uno di dopo, questo è un momento prezioso della vita”, ha dichiarato la De Gregorio, spiegando come la malattia abbia modificato il suo modo di guardare alle giornate, alle relazioni e alle priorità. “Quando ti mettono di fronte alla possibilità di avere solo pochi mesi, il tempo assume un altro valore”, ha aggiunto davanti alla conduttrice.

La diagnosi e la scelta di parlarne

Per la De Gregorio non si è trattato del primo confronto con una patologia oncologica. La giornalista ha ricordato di avere già avuto un tumore in passato, quando era più giovane, ma di averlo vissuto allora in modo diverso: “Quando ero più giovane avevo già avuto un tumore, ma l’avevo affrontato come si affronta un brutto incoveniente”.

Questa volta, invece, ha scelto di non tenere tutto dentro. “Adesso, invece, ho avuto voglia di condividerlo. Di nominarlo e di togliere la vergogna intorno alla parola ‘cancro’”, ha spiegato. Nel racconto affidato a Verissimo, la scrittrice ha parlato anche delle domande che arrivano dopo una diagnosi: “Ti chiedi ‘cosa ho fatto per meritarlo?’ Ma quello che succede non dipende da te, ma solo da come reagisci”.

Il ruolo dei figli e delle persone vicine

Accanto alla De Gregorio, sin dai primi momenti, ci sono stati i suoi cinque figli. La giornalista ha ammesso di avere temuto soprattutto la loro paura: “All’inizio ero preoccupata che si spaventassero, che avessero paura di perdere la loro mamma”.

Dopo la diagnosi, la scelta è stata quella di restringere il perimetro degli affetti. “Dopo la diagnosi ti sembra che il tempo non sia così lungo. Ma più corto e più largo, quindi bisogna avere vicino solo chi ci vuole bene”, ha raccontato.

La fragilità e l’appello per sanità e ricerca

Nel corso dell’intervista, la De Gregorio ha parlato anche del rapporto con la fragilità. Entrata presto in un ambiente professionale fortemente maschile, ha spiegato di avere spesso nascosto le proprie sensibilità. “Entrando subito a lavorare in un mondo maschile, ho sempre cercato di nascondere le mie sensibilità. Prima ero arrogante, ma mi piaccio più adesso. Oggi mi concedo di essere incerta, morbida e di accettare di non avere tutte le risposte”.

La giornalista ha poi invitato a evitare un linguaggio aggressivo quando si parla di malattia: “Non bisogna usare frasi belliche quando si parla delle malattie, perché noi pazienti non siamo sempre coraggiosi”.

In chiusura, la De Gregorio ha rivolto un appello alla tutela della sanità pubblica e della ricerca: “Dobbiamo sempre finanziare la sanità pubblica e la ricerca”. Poi il pensiero ai figli: “Mi auguro che i miei figli siano liberi e felici. Oltre di vivere in un mondo con meno solitudine, perché è questa la vera malattia”.

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