Gratteri gela Gruber sulla grazia alla Minetti: “Se parlo mi aprono un procedimento disciplinare”
Nicola Gratteri evita il giudizio sulla grazia a Nicole Minetti e attacca la politica sulle riforme della giustizia.
Nicola Gratteri sceglie la prudenza sul caso Nicole Minetti, ma non rinuncia ad attaccare la politica sullo stato della giustizia italiana. Ospite di Otto e Mezzo su La7, il procuratore capo di Napoli ha risposto a Lilli Gruber sulla grazia concessa dal Quirinale all’ex consigliera regionale e sulla mancata convocazione della massaggiatrice uruguayana Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano. Il magistrato ha spiegato di non poter entrare nel merito, perché ancora in servizio e soggetto ai limiti del proprio ruolo.
La risposta più netta arriva quando Gratteri chiarisce quali conseguenze potrebbe avere un suo giudizio pubblico sulla vicenda. «La grazia concessa a Nicole Minetti e la mancata convocazione della massaggiatrice Graciela Torres da parte della Procura generale di Milano? Se mi pronuncio, domani mattina alle 8 e 30 mi aprono un procedimento disciplinare. Voglio ancora fare il procuratore di Napoli perché mi piace».
Gratteri sul caso Minetti: il silenzio per evitare il procedimento disciplinare
Sul tema della grazia concessa a Nicole Minetti, Nicola Gratteri mantiene una linea di assoluta cautela. Il procuratore capo di Napoli non entra nel merito della decisione del Quirinale, né della scelta della Procura generale di Milano di non ascoltare Graciela Torres. Il motivo, nelle sue parole, è legato allo status di magistrato in servizio e alla necessità di evitare valutazioni pubbliche su vicende ancora oggetto di approfondimenti.
«Non posso dire nulla anche perché ho letto proprio oggi che stanno facendo altre indagini e altri approfondimenti». Una frase che chiude la porta a qualsiasi commento diretto, almeno per ora. Gratteri aggiunge poi che solo quando sarà in pensione, tra due anni, al compimento dei 70 anni, potrà permettersi il lusso di esprimere più liberamente opinioni personali.
Il passaggio è significativo perché mostra il confine entro cui il magistrato intende muoversi: nessuna interferenza su fascicoli, atti o decisioni di altri uffici giudiziari, ma piena libertà di intervenire sui problemi strutturali della giustizia. Ed è proprio su quel terreno che la conversazione si sposta subito dopo.
Marina Berlusconi e l’emergenza giustizia: la replica di Gratteri
Il secondo tema affrontato riguarda le parole di Marina Berlusconi dopo l’archiviazione disposta dal Tribunale di Firenze sulle indagini relative a Marcello Dell’Utri come possibile mandante occulto delle stragi del 1993. La presidente di Fininvest ha definito la giustizia “un’emergenza del Paese”, richiamando il ripetersi di procedimenti a carico di figure vicine a Silvio Berlusconi che non sono arrivati a una sentenza definitiva.
Gratteri riconosce che un’emergenza esiste, ma la colloca su un piano diverso. Per il procuratore, il problema non nasce dall’archiviazione di Firenze, ma dall’incapacità della politica di approvare riforme realmente utili a rendere più rapidi i processi. «Il governo e il Parlamento non hanno fatto le riforme che servivano a velocizzare i processi e si potevano fare senza abbassare il livello di garanzia dell’indagato e dell’imputato».
Il magistrato insiste sulla lentezza cronica del sistema giudiziario, considerata il vero nodo irrisolto. Sulle critiche legate alla riapertura dei fascicoli in presenza di nuovi elementi, richiama invece il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e il funzionamento del codice di procedura penale.
«Se domani mattina arrivano elementi nuovi su Dell’Utri, il pm può chiedere al gip la riapertura dello stesso fascicolo sul quale due, tre, quattro mesi fa lo stesso pm ha chiesto l’archiviazione. Questo è il codice di procedura penale. Se non vi piace, modificatelo. Avete fatto tante di quelle modifiche… se questo vi scandalizza, modificatelo, ma è inutile che andate a protestare e a contestare».
Il messaggio è diretto alla politica: se una regola viene considerata sbagliata, va cambiata nelle sedi legislative, non contestata ogni volta che viene applicata.
Corte dei Conti, l’attacco alla legge Foti: “Fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi”
Nella parte finale dell’intervento, Nicola Gratteri sposta l’attenzione sulla recente riforma della Corte dei Conti voluta dal governo Meloni, la cosiddetta legge Foti. Il procuratore esprime forte preoccupazione per una norma che, secondo la sua lettura, riduce in modo rilevante la responsabilità economica dei pubblici amministratori in caso di danno erariale.
Il punto contestato riguarda il limite della responsabilità al 30% del danno. Gratteri cita un esempio concreto: un pubblico amministratore che provoca un danno erariale di 100mila euro risponderebbe soltanto per 30mila euro.
Da qui la domanda polemica del magistrato: «Mi spiegate qual è la ratio di questa norma?». Poi l’affondo: «È quella di dire a qualsiasi pubblico amministratore: fai quello che vuoi, tanto più del 30% non paghi».
Gratteri definisce la norma di “gravità assoluta” e sottolinea anche il silenzio dell’opposizione su un tema che, a suo giudizio, dovrebbe invece suscitare una reazione più forte. Il procuratore lega così tre piani diversi: il rispetto dei limiti istituzionali sui casi specifici, la denuncia della lentezza della giustizia e la critica a riforme che, secondo lui, rischiano di indebolire la responsabilità nella pubblica amministrazione.
Il risultato è un intervento prudente sul caso Minetti, ma molto duro sulle scelte politiche in materia di giustizia. Gratteri non commenta la grazia, evita valutazioni sulle indagini milanesi, ma rilancia il tema centrale: senza riforme capaci di accelerare i processi e senza regole efficaci sulla responsabilità pubblica, l’emergenza giustizia resta irrisolta.
