Matteo Salvini affronta la pressione interna nella Lega mentre Vannacci cresce nei sondaggi e Zaia torna centrale nel partito.
Matteo Salvini vive una delle fasi più delicate alla guida della Lega. La crescita di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, ormai accreditato da alcune rilevazioni vicino al Carroccio, ha riaperto il confronto interno sulla leadership del partito e sul ruolo di Luca Zaia. Il ritorno di Salvini al Viminale, ipotesi circolata nelle ultime settimane, sarebbe stato rinviato proprio per il timore di lasciare scoperta la segreteria. Nel frattempo, dentro la Lega si moltiplicano segnali di tensione: dal consiglio federale sospeso alle voci su possibili uscite di parlamentari, fino allo striscione comparso a Milano con la scritta “Grazie Matteo. Ma … Zaia segretario ora”.
Salvini sotto pressione nella Lega
Il nodo centrale riguarda la tenuta politica di Matteo Salvini nel momento in cui Roberto Vannacci prova a occupare uno spazio elettorale vicino alla destra leghista. Il leader della Lega si trova stretto tra due esigenze opposte: rilanciare il proprio profilo nazionale e, allo stesso tempo, difendere il controllo del partito.
L’ipotesi di un ritorno al ministero dell’Interno, al posto di Matteo Piantedosi, viene descritta come un passaggio insidioso. Da una parte, un eventuale rifiuto di Giorgia Meloni aprirebbe un problema politico dentro la maggioranza. Dall’altra, l’ingresso al Viminale potrebbe allontanare Salvini dalla gestione quotidiana del Carroccio, proprio mentre la leadership interna appare più esposta.
In questo scenario pesa anche il ruolo del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, a cui viene attribuita una frase molto netta: «Ci serve Zaia altrimenti finisce tutto». Il riferimento è al peso politico di Luca Zaia, considerato da una parte del partito una figura capace di ricompattare l’area leghista e di arginare la crescita di Vannacci.
Zaia segretario ora, il messaggio comparso a Milano
Il nome di Luca Zaia torna quindi al centro delle strategie interne. Nei piani attribuiti a Salvini, l’ex presidente del Veneto avrebbe potuto assumere un ruolo elettorale di primo piano, portando consenso come capolista alle politiche e ottenendo poi una collocazione istituzionale di rilievo. Ma Zaia, secondo quanto emerso, non avrebbe accettato questa impostazione.
Il segnale più visibile del malessere interno è arrivato da Milano, dove all’Arena civica è apparso uno striscione con un messaggio diretto: “Grazie Matteo. Ma … Zaia segretario ora”. Una frase che sintetizza il sentimento di una parte della base e di alcuni ambienti leghisti: riconoscenza per il percorso di Salvini, ma richiesta di un cambio di guida.
La questione non riguarda soltanto i rapporti personali tra i dirigenti. Il tema è la linea politica della Lega dopo l’uscita di Vannacci dal perimetro del partito e la nascita di Futuro Nazionale. L’ex generale sta recuperando alcuni temi già presenti nel repertorio del centrodestra, dal “mutuo tricolore” alla flat tax per alcune categorie di contribuenti, provando a parlare a un elettorato che in passato guardava proprio alla Lega.
Vannacci cresce e il Carroccio teme nuove uscite
Il dato politico più preoccupante per Salvini è la possibilità che Futuro Nazionale sottragga voti e quadri al Carroccio. I sondaggi citati nelle ricostruzioni politiche descrivono un Vannacci in crescita, vicino ai livelli della Lega e in grado di avviare un possibile sorpasso se la tendenza dovesse proseguire.
Nel partito, intanto, circolano voci su possibili abbandoni. Tra i nomi indicati ci sono quelli di Giorgia Latini, Simona Loizzo e Giovanna Miele, deputate del Sud considerate vicine all’area di Claudio Durigon. A queste tensioni si aggiunge l’uscita di Matteo Pandini, storico portavoce di Salvini, destinato a un incarico in Enav.
Anche il consiglio federale che avrebbe dovuto affrontare gli avvicendamenti interni, compreso il possibile ruolo di Massimiliano Fedriga, risulta per ora sospeso. Una scelta che conferma la delicatezza del momento e la difficoltà di trovare un equilibrio tra le diverse anime della Lega.
Il quadro finale è quello di un partito attraversato da più pressioni contemporanee: la crescita esterna di Vannacci, la richiesta di un ruolo più forte per Zaia, il timore di nuove uscite parlamentari e il dilemma sul futuro personale di Salvini. Per il leader leghista, la partita non riguarda soltanto un eventuale ritorno al Viminale, ma la tenuta della sua leadership nel Carroccio.