Roberto Vannacci torna sul femminicidio da Bianca Berlinguer e attacca Parlamento, governo Meloni e centrodestra.
La provocazione è arrivata in prima serata, davanti alle telecamere, con il tono di chi non intende arretrare nemmeno dopo le critiche arrivate da quasi tutto l’arco politico. Roberto Vannacci, ospite di Bianca Berlinguer a È sempre Carta bianca su Rete4, ha ribadito la sua posizione contro il reato di femminicidio, definendolo una “aberrazione giuridica” e rilanciando con una frase destinata ad alimentare nuove polemiche: “Vogliamo anche il reato di immigraticidio?”.
Femminicidio, Vannacci rilancia lo scontro in tv
Il leader di Futuro Nazionale, reduce dall’assemblea costituente del movimento, ha scelto ancora una volta il tema del femminicidio per marcare la distanza dal resto del quadro politico. In studio, davanti a Bianca Berlinguer, Vannacci ha confermato quanto già sostenuto nei giorni precedenti, respingendo l’idea che l’uccisione di una donna in quanto donna debba avere una specifica qualificazione penale.
“Sono marito e padre di due figlie e confermo che a mio parere il femminicidio non esiste e non deve esistere, è un’aberrazione giuridica, perché un reato non può essere più o meno grave a seconda di sesso, colore della pelle, religione o dell’orientamento sessuale di chi lo subisce”.
La frase ha riaperto lo scontro, anche perché arriva dopo l’approvazione del reato di femminicidio sostenuta dal governo Meloni e votata all’unanimità. Vannacci ha contestato proprio quella scelta, sostenendo che nessun parlamentare avrebbe voluto esporsi al rischio di critiche pubbliche.
“Il reato di femminicidio è stato introdotto all’unanimità perché non c’è stato nessun parlamentare che abbia avuto il coraggio di sottoporsi alla gogna mediatica che sta succedendo a me, ma io me ne frego”.
La posizione dell’ex generale ha creato imbarazzo anche nel centrodestra. Le opposizioni hanno attaccato duramente le sue parole, ma prese di distanza sono arrivate anche dalla maggioranza e dalla Lega, partito con cui Vannacci ha costruito la sua ascesa politica alle Europee.
La provocazione sull’immigraticidio e il caso Turetta
Nel suo intervento, Roberto Vannacci ha provato a spostare il ragionamento sul piano giuridico, sostenendo che le aggravanti già previste dal codice penale sarebbero sufficienti per punire con il massimo della pena i casi più gravi. Ha citato il caso Turetta come esempio di omicidio punito prima dell’introduzione della nuova fattispecie.
“Il fatto di essere perpetrato in ambiente familiare, i futili motivi” e le aggravanti previste “consentono già di assegnare il massimo della pena, come nel caso Turetta, che è avvenuto prima che il reato di femminicidio venisse introdotto nel codice penale”.
Poi ha alzato ulteriormente il livello della polemica, usando una formula destinata a far discutere.
“Se noi vogliamo tipizzare un reato in base al motivo, a quello che rappresenta, allora si uccide una donna in quanto donna, ma allora a quei quattro balordi che hanno ucciso un immigrato per il fatto che era un immigrato, cosa imputiamo, un immigraticidio?”.
Il passaggio ha confermato la strategia comunicativa del leader di Futuro Nazionale: portare il confronto su un terreno di scontro identitario, trasformando il tema della violenza di genere in una battaglia contro quella che definisce “deriva gramsciana”. Vannacci ha poi rivolto un pensiero alle famiglie coinvolte in casi di cronaca, ma senza cambiare posizione.
“A Cecchettin e a papà Sula dico che ho estrema empatia nei confronti di queste famiglie, che sono state vittime di un omicidio perpetuato da un maschio nei confronti di una donna, ma sempre di omicidio si tratta”.
La frase conferma la linea dell’eurodeputato: riconoscere il dolore delle vittime, ma negare la necessità di una categoria specifica per indicare il femminicidio. È proprio questo punto ad avere provocato la reazione più dura di associazioni, commentatori e forze politiche.
Remigrazione, centrodestra e la sfida a Meloni
Nella stessa intervista Vannacci ha parlato anche di immigrazione, scegliendo un’altra immagine forte. Si è definito “l’Annibale del 2026”, spiegando di voler trovare una strada per realizzare un piano di remigrazione, così come Annibale attraversò le Alpi con gli elefanti.
“Considerate Vannacci come l’Annibale del 2026”.
Il riferimento è servito all’ex generale per rivendicare la possibilità di ottenere risultati che, a suo giudizio, altri non sarebbero riusciti a raggiungere. Nel mirino è finito anche il centrodestra di governo, accusato di avere agito su diversi temi in continuità con il centrosinistra.
“Meloni ha tradito promessa di blocco navale? Parla con me e mi indica Meloni come se fossimo la stessa cosa, non è che se una non è riuscita ai predecessori non vuol dire che non sia possibile per altri”.
Vannacci ha evitato di dire per chi abbia votato in passato, limitandosi a confermare di avere sempre scelto partiti di destra. Alla domanda di Bianca Berlinguer sul voto del 2022, ha risposto senza indicare se la sua preferenza fosse andata alla Lega o a Fratelli d’Italia.
“Ho sempre votato a destra, per diversi partiti”.
“Molto spesso non ho potuto votare perché ero in zona di operazione”.
“Il voto è segreto, lo sa, no?”.
La sua crescita politica resta però un problema aperto per la coalizione guidata da Giorgia Meloni. Futuro Nazionale punta a occupare lo spazio più radicale a destra, cercando voti tra elettori delusi da Lega e Fratelli d’Italia. Le eventuali alleanze saranno decisive in vista delle Politiche del 2027, soprattutto se il centrodestra dovesse modificare la legge elettorale introducendo un premio di maggioranza. Per ora Vannacci continua a muoversi da solo, usando temi divisivi per rafforzare il proprio profilo pubblico e differenziarsi dal governo.