Vittorio Feltri interviene sul video girato dopo la morte di una ragazza di 23 anni e denuncia la perdita di umanità.
Vittorio Feltri e il video dopo la tragedia
Vittorio Feltri interviene con parole durissime dopo l’episodio legato al video registrato in seguito a una tragedia che ha provocato la morte di una ragazza di 23 anni e il grave ferimento di un’altra giovane. Il giornalista chiarisce di non voler infierire sul ragazzo coinvolto, spiegando di non conoscere “il suo cuore” né la sua storia, ma concentra la sua riflessione su ciò che quell’immagine rappresenta: la trasformazione del dolore in contenuto da mostrare.
Per Feltri, il punto più grave non è soltanto l’esistenza del filmato, ma il fatto che qualcuno abbia ritenuto normale registrarlo in un momento in cui, davanti alla morte e alla sofferenza, la reazione più naturale dovrebbe essere il soccorso, il silenzio o lo sgomento. “Ciò che mi ha colpito non è soltanto il video. È il fatto che qualcuno abbia ritenuto naturale registrarlo”, afferma.
Il giornalista richiama una frattura profonda nel modo in cui molte persone reagiscono davanti agli eventi drammatici. Non più partecipazione, non più impulso immediato ad aiutare, ma la necessità di documentare tutto. La sua sintesi è netta: “Non osserviamo più la realtà. La filmiamo. Non partecipiamo più agli eventi. Li documentiamo”.
La denuncia contro la smania di riprendere tutto
Nel ragionamento di Vittorio Feltri, il problema non sono gli smartphone, ma l’uso che se ne fa. I telefoni, spiega, sono soltanto oggetti; la questione riguarda invece l’abitudine sempre più diffusa di considerare importante un’esperienza solo se può essere mostrata agli altri.
Davanti a un incidente, osserva il giornalista, un tempo una persona correva ad aiutare o si allontanava sconvolta. Oggi, invece, c’è chi estrae il telefono quasi in modo automatico. Proprio questa automatizzazione del gesto, secondo Feltri, dovrebbe preoccupare più di ogni altra cosa, perché rischia di mettere in secondo piano reazioni umane fondamentali come paura, compassione e protezione verso chi è in pericolo.
La frase più dura arriva quando il giornalista descrive il ribaltamento delle priorità: “Prima il video. Poi il resto. Prima il contenuto. Poi la coscienza. Prima i social. Poi la realtà”. È una critica che non viene rivolta soltanto ai giovani, ma anche agli adulti, perché la tendenza a riprendere aggressioni, incidenti, risse e malori riguarda ormai fasce diverse della società.
Il silenzio davanti alla morte
Feltri non sostiene che tutti siano travolti da questa deriva. Al contrario, ricorda che esistono ancora molte persone capaci di fermarsi, soccorrere, aiutare e perfino rischiare per salvare uno sconosciuto. Tuttavia, episodi come quello al centro della sua riflessione mostrano, a suo giudizio, che qualcosa si è incrinato nel rapporto tra realtà, dolore e attenzione pubblica.
Il giornalista insiste su un punto educativo: ai ragazzi è stato insegnato a usare gli smartphone, ma forse non è stato spiegato abbastanza quando bisogna metterli via. Ci sono momenti, afferma, in cui non bisogna fotografare, ma guardare; momenti in cui non bisogna pubblicare, ma tacere.
La chiusura è la parte più severa della sua dichiarazione. Davanti alla morte di una giovane donna, secondo Vittorio Feltri, il silenzio sarebbe stato l’unica risposta realmente umana: “Davanti alla morte di una giovane donna, il silenzio sarebbe stato infinitamente più umano di qualunque video. E chiedere scusa dopo, ecco, non serve proprio a niente”.