Rapina in pizzeria a Foggia, processo a parti invertite: Antonio Simone parte lesa, quattro imputati per lesioni aggravate.
Rapina in pizzeria a Foggia: il caso si ribalta dopo tre anni
Una rapina fallita dentro una pizzeria di Foggia diventa, tre anni dopo, un processo a parti invertite. Antonio Simone, già condannato per il tentativo di rapina ai danni della pizzeria 0881 al Rione Martucci, sarà ora parte lesa nel nuovo procedimento penale che vede imputati il titolare e tre dipendenti dell’attività commerciale.
L’udienza predibattimentale è fissata per domani, giovedì 25 giugno, davanti alla got Murianni del Tribunale di Foggia. I quattro imputati devono rispondere dell’accusa di lesioni personali aggravate in concorso. Secondo la contestazione della Procura di Foggia, con il pm Perdonò, l’aggravante riguarda l’aver commesso il fatto “in più persone riunite”.
Il punto centrale del procedimento è stabilire se, dopo avere bloccato l’uomo entrato nel locale armato, la reazione sia rimasta nei limiti consentiti dalla legge o se sia sfociata in un’aggressione non più giustificabile. Antonio Simone, foggiano, era stato condannato con rito abbreviato a 3 anni di reclusione e al pagamento di una multa da 800 euro per il tentativo di rapina.
Ora, attraverso il proprio difensore e procuratore speciale, l’avvocato Umberto Bulso, ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile. La richiesta risarcitoria ipotizzata per i danni fisici e morali subiti ammonta complessivamente a 100.000 euro, con una provvisionale non inferiore a 30.000 euro.
La colluttazione nella pizzeria e l’aggressione in strada
La vicenda risale alla sera del 19 aprile 2023. Erano circa le 20:43 quando Antonio Simone entrò nella pizzeria 0881 armato di una pistola, poi risultata caricata a salve, minacciando il titolare per farsi consegnare il denaro custodito in cassa.
Il tentativo di rapina fu però interrotto dall’intervento di Diallo Cissoko, dipendente del locale, che sorprese l’uomo alle spalle e lo bloccò. Ne nacque una colluttazione all’interno della pizzeria, alla quale si unirono anche altri dipendenti presenti. L’uomo venne disarmato, buttato a terra e colpito con alcuni pugni.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Simone riuscì comunque a rialzarsi e a uscire dal locale nel tentativo di fuggire. Una volta in strada, scivolò e cadde accidentalmente sul marciapiede vicino alla pizzeria. Mentre provava a rialzarsi, sarebbe stato spinto nuovamente a terra da Joseph Gyeremanu, che si trovava già all’esterno.
In quel momento sarebbero arrivati anche Alessio Moffa, Diallo Cissoko e Giuseppe Carlucci. Per l’accusa, da lì sarebbe partita una “violentissima e feroce aggressione di gruppo”, andata oltre le finalità di un arresto in flagranza consentito dalla legge.
Sempre secondo l’impostazione accusatoria, Antonio Simone sarebbe stato colpito da una “raffica di calci e pugni” su diverse parti del corpo, fino a perdere conoscenza. L’uomo fu poi soccorso dal personale del 118 e trasportato d’urgenza in ospedale in codice rosso e in stato comatoso.
Le lesioni, il video e la denuncia dal carcere
I medici riscontrarono “gravi lesioni personali, tra cui un trauma cranico, la frattura chiusa delle ossa nasali, una ferita lacero-contusa al cuoio capelluto nella regione occipitale e la frattura del processo trasverso della vertebra L3”. Le ferite furono giudicate guaribili in 20 giorni.
Un elemento centrale del procedimento sarà il video delle telecamere di sorveglianza della pizzeria. L’intera sequenza, secondo quanto emerge dagli atti, sarebbe stata immortalata dal sistema interno del locale e la registrazione è stata depositata nel fascicolo.
Il nuovo procedimento nasce dalla denuncia presentata da Antonio Simone il 15 giugno 2023, mentre si trovava in carcere per il tentativo di rapina. Nell’atto, l’uomo ha parlato di “giustizia privata e vendetta” nei suoi confronti. Ha inoltre dichiarato: “Ho subito uno spropositato e violentissimo pestaggio”, definendolo “assolutamente esorbitante ed estraneo rispetto ad ogni astratta ipotesi di legittima difesa o di arresto in flagranza consentito”.
L’ipotesi di reato a carico dei quattro imputati è stata iscritta il 27 giugno 2023. Le indagini preliminari si sono concluse il 6 marzo 2026, con il decreto di citazione diretta a giudizio. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Rolando Sepe, Alfonso Buono, Guendalina Rosaria Romito e Matteo Perchinunno.