La sospensione di Report provoca la reazione di Sigfrido Ranucci, della redazione e delle opposizioni. Lega e Fratelli d’Italia difendono la scelta Rai.
La decisione della Rai di sospendere le repliche estive di Report ha aperto un nuovo fronte politico e sindacale attorno a Sigfrido Ranucci. Il conduttore ha respinto le motivazioni cautelari indicate dall’azienda, parlando di un pretesto costruito sulle ricostruzioni emerse nelle ultime ore. La redazione del programma ha contestato il provvedimento, mentre Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Fnsi, Ordine dei Giornalisti e Usigrai hanno chiesto chiarimenti. Di segno opposto le reazioni di Lega e Fratelli d’Italia, che considerano legittimo lo stop.
La scelta riguarda puntate già trasmesse, inserite nella programmazione estiva della terza rete. Secondo quanto comunicato, la sospensione sarebbe stata adottata per ragioni cautelari e per tutelare il valore editoriale della trasmissione. Una spiegazione che Ranucci considera contraddittoria e che, a suo giudizio, finisce per colpire non soltanto la sua figura, ma anche il lavoro dei giornalisti della redazione.
La decisione arriva mentre il nome del conduttore è al centro di nuove polemiche per il rapporto personale con Valter Lavitola e per le ricostruzioni circolate dopo l’attentato del quale Ranucci è stato vittima. Il giornalista ha ammesso l’esistenza di una frequentazione con Lavitola, circostanza che ha alimentato interrogativi e commenti politici, ma che non costituisce di per sé la prova di responsabilità o coinvolgimenti in fatti illeciti.
Rai sospende Report, la reazione di Sigfrido Ranucci
Il conduttore ha affidato a una lunga dichiarazione la propria risposta alla decisione aziendale: «Apprendo con sconcerto e con preoccupazione per l’informazione tutta che la Rai ha deciso di utilizzare il pretesto delle vergognose congetture, assurde, che sono state veicolate nelle ultime ore da alcune dichiarazioni politiche e da alcune ricostruzioni giornalistiche, per sospendere le repliche estive di puntate di inchiesta di Report già trasmesse».
Secondo Ranucci, lo stop non rappresenta una forma di protezione del programma. Al contrario, avrebbe l’effetto di metterne in discussione la credibilità proprio nel momento in cui il giornalista è coinvolto in una vicenda particolarmente delicata.
«Sospensione con una motivazione che afferma esattamente il contrario: questa non è la protezione del “patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico” e della trasmissione, ma è la delegittimazione non solo della mia persona ma anche di tutto il lavoro dei singoli giornalisti che in modo autonomo e indipendente hanno curato inchieste importanti e che sono vero patrimonio per l’informazione e la democrazia».
Anche la redazione di Report ha criticato la tempistica del provvedimento: «È grave che fino a ieri il direttore Paolo Corsini abbia valutato con gradimento la qualità delle repliche e oggi in concomitanza con le richieste di Libero del gruppo Angelucci sull’opportunità di mandare in onda sia stata assunta questa iniziativa».
Il nodo sollevato dai giornalisti riguarda il passaggio, nel giro di poco tempo, da una valutazione positiva delle repliche alla loro cancellazione. La redazione chiede quindi di chiarire quali elementi nuovi abbiano determinato la modifica del palinsesto.
M5S, Pd e Avs chiedono alla Rai di spiegare le ragioni cautelari
I rappresentanti del Movimento 5 Stelle nella Commissione di Vigilanza Rai hanno contestato la formula utilizzata dall’azienda: «La Rai parla di “ragioni cautelari” alla base della sospensione delle repliche di Report. Bene: quali, esattamente? Cosa state tutelando? Qual è il rischio, qual è il pericolo che ci sarebbe trasmettendo le repliche? Perché, finché non lo spiegano con chiarezza, il sospetto è che questa dirigenza stia cogliendo la palla al balzo per attuare un piano targato Fratelli d’Italia».
Per Peppe De Cristofaro, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, dietro lo stop potrebbe esserci una misura politica: «Non vorrei che questa vicenda nasconda in realtà un provvedimento punitivo che soddisfa proprio quella destra che in questi anni ha fatto di Ranucci il suo bersaglio preferito».
Il deputato del Partito Democratico Walter Verini ha definito la sospensione «grave e pretestuosa». La critica delle opposizioni si concentra soprattutto sull’assenza, finora, di una spiegazione dettagliata del pericolo che deriverebbe dalla messa in onda di puntate già trasmesse e disponibili da tempo.
Una posizione analoga è arrivata dalla Federazione nazionale della stampa italiana. Il presidente Vittorio Di Trapani ha dichiarato: «Ormai siamo al ribaltamento dei fatti: la vittima di un attentato per i dirigenti Rai diventa il sospettato».
Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Carlo Bartoli, ha parlato di «una decisione sbagliata e incomprensibile». L’Usigrai ha invece sottolineato le possibili conseguenze sulla redazione: «Una scelta che non tutela il lavoro di colleghe e colleghi e anzi alimenta dubbi sul futuro di Report».
Lega e Fratelli d’Italia difendono lo stop alle repliche
Dal centrodestra sono arrivate valutazioni opposte. La Lega ha sostenuto la necessità di tutelare l’immagine del servizio pubblico: «Giusto così. È doveroso tutelare la credibilità del servizio pubblico».
Anche Fratelli d’Italia ha difeso l’autonomia dell’azienda, definendo la sospensione una «decisione più che legittima». Per i partiti di maggioranza, la Rai avrebbe quindi il diritto di modificare la programmazione in presenza di una vicenda capace di incidere sulla percezione pubblica di uno dei suoi programmi più conosciuti.
Resta aperta la questione centrale: comprendere quali siano le concrete ragioni cautelari richiamate dalla Rai e se riguardino esclusivamente le repliche estive o possano avere conseguenze anche sulla futura programmazione di Report.
La sospensione non equivale alla cancellazione definitiva della trasmissione, ma il provvedimento ha assunto un significato più ampio perché adottato durante le polemiche su Ranucci. La redazione, i sindacati e le opposizioni chiedono garanzie sulla continuità del programma, mentre i partiti di governo rivendicano la necessità di proteggere la credibilità dell’azienda. Il prossimo passaggio sarà quindi la spiegazione formale della Rai sulle motivazioni dello stop e sul futuro editoriale della trasmissione.
