Il rullino fotografico recuperato a Frasassi ha restituito alla Nardinocchi le immagini del marito Tiziano Cantalamessa, scomparso nel 1999.
Un piccolo cilindro annerito, incastrato tra le rocce, custodiva da quasi quarant’anni i volti e la storia di un gruppo di alpinisti. Il ritrovamento casuale nella Gola di Frasassi, nelle Marche, si è trasformato in una corsa contro il tempo per salvare le fotografie e identificare le persone ritratte. La risposta è arrivata in meno di due giorni, quando Renata Nardinocchi ha riconosciuto in quelle immagini il marito Tiziano Cantalamessa, morto 27 anni fa.
Rullino fotografico ritrovato tra le rocce della Gola di Frasassi
A trovare la vecchia pellicola è stato il geologo e climber Lorenzo Rossetti, durante una delle sue frequentazioni della zona montuosa. Il rullino appariva fortemente deteriorato: per anni era rimasto esposto all’umidità, agli sbalzi di temperatura e agli agenti atmosferici.
La scoperta è arrivata successivamente all’attenzione di Paolo Bacchi, regista originario di Fabriano, che conosce bene la Gola di Frasassi per avervi realizzato in passato un documentario. Bacchi ha deciso di tentare il recupero della pellicola, affidandola a uno dei pochi laboratori italiani ancora in grado di sviluppare vecchie diapositive danneggiate.
Il risultato non era affatto scontato. Nonostante le condizioni del rullino, alcune fotografie sono emerse con sufficiente chiarezza. Le immagini mostravano pareti rocciose, momenti di arrampicata, gruppi di amici e un’esercitazione del Soccorso Alpino con la presenza di un elicottero.
Erano frammenti di una giornata vissuta molti anni prima, ma mancavano i nomi. Nessuno sapeva chi avesse scattato quelle fotografie, chi fossero gli alpinisti o perché la pellicola fosse rimasta abbandonata tra le montagne.
Il video pubblicato da Paolo Bacchi e la ricerca dei protagonisti
Per risolvere il mistero, Paolo Bacchi ha realizzato e pubblicato un video mostrando le immagini recuperate. Il materiale fotografico, restaurato anche attraverso strumenti digitali e tecnologie di intelligenza artificiale, ha permesso di rendere più riconoscibili alcuni volti compromessi dal trascorrere del tempo.
L’appello ha rapidamente superato i confini delle Marche, raggiungendo oltre 3,5 milioni di visualizzazioni. Le fotografie hanno iniziato a circolare tra appassionati di montagna, guide alpine, membri del Soccorso Alpino e persone che negli anni Ottanta frequentavano le pareti della zona.
La svolta è arrivata quando la Nardinocchi ha visto uno degli scatti. Non ha avuto dubbi: l’uomo ritratto era suo marito, Tiziano Cantalamessa. Nel messaggio inviato al regista ha riconosciuto anche altri alpinisti presenti nelle fotografie, tra cui Franchino Franceschi e Franco Farina.
«Quello era mio marito», ha scritto la Nardinocchi, ringraziando chi aveva recuperato e diffuso quelle immagini. Una frase che ha consentito di collegare definitivamente il rullino alla storia dell’alpinismo dell’Italia centrale.
Chi era Tiziano Cantalamessa, l’alpinista riconosciuto dopo quasi quarant’anni
Le fotografie risalgono al 1986 e appartenevano proprio a Tiziano Cantalamessa, guida alpina ed ex presidente del Soccorso Alpino. Nel mondo della montagna era considerato una figura di riferimento, tanto da essere soprannominato il “Bonatti del Centro-Sud”.
Cantalamessa aveva dedicato una parte importante della propria vita all’alpinismo, alla sicurezza in montagna e alle attività di soccorso. La sua esperienza lo aveva reso conosciuto tra gli scalatori delle Marche e delle regioni dell’Italia centrale.
L’alpinista è morto nel 1999. A distanza di 27 anni dalla sua scomparsa, la pellicola rinvenuta da Lorenzo Rossetti ha restituito alla famiglia immagini che sembravano perdute per sempre.
Il materiale recuperato documenta anche una fase significativa della storia del Soccorso Alpino, quando le esercitazioni con gli elicotteri e le operazioni sulle pareti rocciose richiedevano mezzi e tecniche molto diversi da quelli attuali. Gli scatti rappresentano quindi non soltanto un ricordo familiare, ma anche una testimonianza dell’alpinismo praticato negli anni Ottanta nella Gola di Frasassi.
Dopo l’identificazione, le fotografie hanno finalmente trovato una destinazione e un legame preciso con le persone ritratte. Il rullino, rimasto nascosto tra le rocce per quasi quattro decenni, è stato così ricondotto alla famiglia di Tiziano Cantalamessa e alla comunità alpinistica che lo aveva conosciuto.
