Covid, commissario FdI durissimo con Conte: «Mentre gli italiani erano chiusi, qualcuno lucrava»

Francesco Filini denuncia nuove opacità sulla gestione Covid e annuncia domande serrate a Giuseppe Conte sulle commesse delle mascherine.

Francesco Filini alza il livello dello scontro sulla gestione della pandemia e punta direttamente contro i governi guidati da Giuseppe Conte. Il deputato di Fratelli d’Italia, componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, parla di un quadro «a dir poco fosco» e sostiene che dalle audizioni stiano emergendo nuovi elementi sulle commesse per le mascherine, sui controlli e sull’utilizzo del denaro pubblico durante l’emergenza sanitaria.

Nel mirino del parlamentare ci sono soprattutto il maxi-appalto per l’acquisto di mascherine dalla Cina e le responsabilità politiche nella gestione degli approvvigionamenti. Secondo Filini, più la Commissione approfondisce quel periodo, più aumentano gli interrogativi ai quali gli esponenti dell’allora governo dovranno rispondere.

«Insomma, che ci siano stati degli episodi molto, molto opachi durante la gestione dell’emergenza noi l’abbiamo sempre sostenuto, e con il lavoro della Commissione sono usciti fuori dei risvolti, inquietanti, che delineano un quadro a dir poco fosco su quel periodo».

Il deputato chiede chiarimenti anche su ciò che sarebbe avvenuto mentre gli italiani erano sottoposti alle restrizioni decise attraverso i Dpcm: «È davvero impensabile che mentre noi eravamo chiusi in casa durante l’emergenza, a suon di Dpcm, c’era chi invece lucrava sull’emergenza e alle spalle dei cittadini».

Filini attacca la gestione Covid: «Una palla di neve diventata valanga»

Per spiegare la portata delle criticità emerse, Filini paragona le commesse delle mascherine al Superbonus, misura introdotta durante il secondo governo Conte e diventata negli anni oggetto di un durissimo confronto politico per i suoi effetti sui conti pubblici.

«Più si va avanti, più si scava e più la questione diventa molto simile al superbonus. Una vicenda che era partita in sordina e che dopo si è trasformata in un cataclisma per le casse dello Stato».

L’esponente di Fratelli d’Italia utilizza l’immagine di una valanga per descrivere l’aumento progressivo delle contestazioni: «Un po’ come accade con le valanghe: si comincia con una piccola palla di neve che poi diventa un disastro. Parliamo di errori tragici, dovuti ad un lassismo incredibile, che nel caso del covid diventano ancor più gravi. E la firma è sempre la stessa».

Il riferimento è alla gestione del Movimento 5 Stelle e dell’esecutivo presieduto da Conte. Filini riunisce nella stessa contestazione politica alcuni dei provvedimenti più discussi adottati durante l’emergenza: i banchi a rotelle acquistati per le scuole, i bonus distribuiti per sostenere famiglie e imprese e il progetto delle cosiddette “primule”, le strutture temporanee inizialmente immaginate per la campagna vaccinale.

«Di esempi di errori macroscopici da parte dei governi targati 5 stelle se ne potrebbero fare infiniti. A partire dai banchi a rotelle, per passare ai bonus a pioggia e a quello scempio delle così dette “primule”, quando secondo il governo Conte si sarebbero dovuto spendere non si sa quanti soldi per fare dei centri vaccinali».

Secondo il parlamentare, il successivo cambio nella struttura commissariale avrebbe impedito ulteriori spese: «Fortunatamente poi la gestione di Figliuolo ha rimosso queste follie, altrimenti avremmo sprecato chissà quanti altri soldi dei cittadini. Insomma, una gestione complessiva del denaro pubblico a dir poco allegra, diciamo pure dissennata».

Mascherine, Filini non esclude una segnalazione alla magistratura

Uno dei passaggi più delicati riguarda la possibilità che gli elementi raccolti dalla Commissione vengano trasmessi all’autorità giudiziaria. Il viceministro Galeazzo Bignami aveva già evocato la presentazione di un esposto sulle commesse per l’acquisto delle mascherine.

Filini precisa che la Commissione dovrà prima completare le audizioni e predisporre la relazione finale. Il deputato ricorda, tuttavia, che il lavoro delle commissioni parlamentari d’inchiesta può far emergere elementi utili anche alla riapertura o all’avvio di indagini.

«Voglio ricordare che in diverse circostanze le Commissione d’inchiesta hanno portato anche alla riapertura di alcuni casi d’indagine, come nel caso, ad esempio, di David Rossi, per citarne soltanto una».

L’esponente di FdI auspica che la magistratura valuti autonomamente le circostanze emerse. Qualora ciò non avvenisse, la maggioranza sarebbe pronta a trasmettere la documentazione ritenuta rilevante.

«L’auspicio è naturalmente che la magistratura, se non lo sta già facendo, prenda in autonomia le proprie decisioni in merito, perché i presupposti ci sono tutti. Se ciò non dovesse accadere, per quanto ci riguarda, ci premureremo di segnalare tutto ciò che serve all’autorità competente».

Le dichiarazioni di Filini restano una valutazione politica sugli elementi raccolti dalla Commissione. Le eventuali responsabilità personali o penali potranno essere stabilite esclusivamente dagli organi competenti, dopo la verifica dei fatti e delle documentazioni acquisite.

Conte convocato il 4 agosto, Filini avverte: «Non faremo sconti»

L’attenzione si sposta ora sull’audizione di Giuseppe Conte, prevista a partire dal 4 agosto 2026. L’ex presidente del Consiglio ha dichiarato di essere disponibile a presentarsi anche nei giorni successivi, mentre prosegue lo scontro con il presidente della Commissione Marco Lisei sulle modalità della convocazione e sulla gestione dei lavori.

Filini considera positivo che sia stata finalmente individuata una data, ma solleva la questione della presenza dello stesso Conte tra i componenti della Commissione. Secondo la maggioranza, l’ex premier dovrebbe lasciare temporaneamente l’organismo prima di essere ascoltato come persona informata sui fatti oggetto dell’indagine parlamentare.

«Innanzitutto è positivo che finalmente, dopo due anni e tante insistenze, abbiamo ottenuto una data. Come è stato osservato giustamente sul vostro giornale, in altre nazioni chi era a capo del governo in epoca Covid non ha fatto così tanti problemi a riferire».

Il deputato ringrazia quindi Lisei per il lavoro svolto e lancia un avvertimento al leader del Movimento 5 Stelle: «Però a me non risultano ancora pervenute le dimissioni di Conte dalla Commissione. Speriamo che da qui al 4 agosto arrivino, per consentire lo svolgersi di un’audizione nella quale noi non faremo sconti e chiederemo conto di tutte le opacità che abbiamo riscontrato».

Filini accusa infine le opposizioni di avere adottato la stessa strategia ostruzionistica sia nella Commissione Covid sia nella Commissione di Vigilanza Rai. A suo giudizio, il rallentamento nella designazione dei componenti della Vigilanza sarebbe collegato al mancato accordo sulla presidenza della Rai.

«Siccome hanno visto che noi non abbiamo mai ceduto a questo ricatto, ora evidentemente vogliono lanciare la palla in tribuna e armare una sorta di protesta che non porterà da nessuna parte».

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