Bignami travolge Lepore: «Si dimetta, Bologna va liberata dagli estremisti»

Scontri a Bologna, il centrodestra accusa Matteo Lepore dopo i 64 agenti feriti. Bignami chiede le dimissioni del sindaco.

La tensione politica esplode dopo la notte di violenza nel centro di Bologna. Il centrodestra punta il dito contro il sindaco Matteo Lepore, accusandolo di aver sottovalutato il rischio legato alla manifestazione convocata dopo la morte di Abderrahim Fakir. L’attacco più duro arriva da Galeazzo Bignami, che chiede apertamente le dimissioni del primo cittadino e dell’intera Giunta.

Secondo il bilancio diffuso dalla Questura, durante gli scontri sono rimasti feriti 64 operatori delle forze dell’ordine, con prognosi comprese tra tre e 35 giorni. Sei mezzi della Polizia di Stato sono stati danneggiati, mentre disordini e devastazioni hanno interessato alcune strade del centro, nei pressi di Piazza Maggiore.

A incendiare ulteriormente il confronto sono le dichiarazioni di Giovanni Donzelli, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Galeazzo Bignami. Tutti contestano la gestione politica della piazza e chiedono maggiore prudenza agli amministratori che promuovono iniziative pubbliche in un clima già segnato da accuse e tensioni.

Scontri a Bologna, Donzelli accusa Lepore e i centri sociali

Il responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, attribuisce la responsabilità materiale delle violenze ai gruppi antagonisti, ma coinvolge politicamente anche il sindaco di Bologna.

«Le reazioni violente che ci sono state sono colpa dei teppisti dei centri sociali, ma anche del sindaco di Bologna, che da uomo delle istituzioni dovrebbe rivolgersi a chi indaga per chiedere verità e giustizia. Noi ci fidiamo di chi indaga».

La contestazione riguarda la scelta di Lepore di promuovere il presidio organizzato dopo la morte di Fakir, avvenuta durante un intervento delle forze dell’ordine. Una parte dei manifestanti si è successivamente staccata dal corteo e sono iniziati gli scontri con la polizia.

Sulla stessa linea si è espresso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha definito inconcepibile la violenza contro gli agenti e ha chiamato direttamente in causa il primo cittadino.

«Non capisco perché bisogna organizzare manifestazioni violente per attaccare le forze dell’ordine che hanno avuto oltre 60 feriti. Questo mi pare inconcepibile e qualche responsabilità ce l’ha anche il sindaco di Bologna».

Il vicepremier ha poi richiamato alla prudenza chi ricopre incarichi istituzionali, soprattutto quando le responsabilità sulla morte di Fakir non sono ancora state accertate.

«Quando si è pubblici amministratori bisogna avere sempre la prudenza di comprendere quelle che possono essere le reazioni della piazza, soprattutto perché non si sa che cosa effettivamente è successo e quali responsabilità ci siano».

Salvini contro il sindaco: «Prima di convocare le piazze ci pensino due volte»

Anche Matteo Salvini ha criticato la scelta di organizzare la manifestazione prima che fossero disponibili gli esiti degli accertamenti medico-legali e giudiziari.

«La morte è tragica, ogni morte è una sconfitta, però aspettiamo le risultanze dell’autopsia senza additare poliziotti e Croce Rossa come colpevoli».

Il leader della Lega ha quindi lanciato un avvertimento ai rappresentanti istituzionali che decidono di convocare presìdi e cortei in situazioni ad alta tensione.

«Spero che tutti i rappresentanti istituzionali, prima di convocare piazze che rischiano di sfociare in violenza e guerriglia, ci pensino due volte».

La proposta avanzata da Salvini è ancora più netta: chi organizza una manifestazione dovrebbe assumersi personalmente la responsabilità del suo svolgimento e rispondere economicamente degli eventuali danni.

«Quando convochi una manifestazione di piazza ti impegni personalmente a garantire che quella sia una piazza pacifica e, in caso di danni, ne paghi personalmente le conseguenze depositando una cauzione».

Le parole del vicepremier spostano così il confronto dal solo caso di Bologna a una questione più ampia: la responsabilità politica e patrimoniale di chi promuove manifestazioni pubbliche terminate con scontri, danneggiamenti e feriti.

Bignami chiede le dimissioni di Lepore: «Uno schiaffo ai bolognesi»

L’attacco più pesante arriva però da Galeazzo Bignami. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera cita le parole del poliziotto ferito Luca Calabrese, che avrebbe lamentato la mancata solidarietà del sindaco, e accusa Lepore di non aver mostrato sufficiente vicinanza agli agenti.

«Sono toccanti le parole di Luca Calabrese, il poliziotto ferito nella guerriglia urbana che si è scatenata a Bologna qualche giorno fa, che ha detto di essere rammaricato per la mancata solidarietà da parte del sindaco Lepore».

Bignami afferma di essere rimasto «attonito» davanti al silenzio del primo cittadino e rivendica di aver telefonato immediatamente al questore per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine.

«Questo silenzio è l’ennesimo schiaffo ai bolognesi onesti che hanno dovuto assistere alla loro città nuovamente messa a ferro e fuoco».

Il dirigente di Fratelli d’Italia conclude chiedendo un passo indietro immediato del sindaco.

«Tutto ciò conferma che Lepore non può rimanere un minuto di più alla guida di questa città, che va liberata dal ricatto degli estremisti e dei violenti di sinistra. Fratelli d’Italia ribadisce con forza la richiesta delle dimissioni sue e di tutta la Giunta».

Il sindaco ha condannato la violenza, dichiarando che Bologna non lascia spazio agli scontri. La polemica resta tuttavia aperta, mentre le autorità stanno ricostruendo le responsabilità individuali per i disordini e proseguono gli accertamenti sulla morte di Abderrahim Fakir.

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