Mario Roggero inizierà un’attività volontaria nel carcere di Bollate mentre attende la valutazione della domanda di grazia.
Mario Roggero, il gioielliere di La Morra condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori, da lunedì 27 luglio inizierà a lavorare come volontario nel carcere milanese di Bollate. Sarà impegnato nello sportello giuridico, nel servizio di segretariato sociale e nella biblioteca dell’istituto, senza ricevere alcuna retribuzione.
Roggero è detenuto nel penitenziario alle porte di Milano da quando la sua condanna è diventata definitiva. La vicenda giudiziaria riguarda la rapina avvenuta nell’aprile 2021 nella gioielleria di famiglia, in provincia di Cuneo. Durante la fuga, il commerciante sparò contro i rapinatori, uccidendone due e ferendone un terzo.
L’avvio delle nuove attività è stato reso noto dal senatore piemontese della Lega Giorgio Maria Bergesio, vicepresidente della commissione Attività produttive del Senato, che ha incontrato il gioielliere durante una visita all’interno dell’istituto penitenziario.
Mario Roggero lavorerà allo sportello giuridico e in biblioteca
Gli incarichi affidati a Mario Roggero rientrano nei percorsi interni organizzati dal carcere di Bollate, struttura conosciuta per il modello di detenzione orientato al lavoro, alla responsabilizzazione e al reinserimento.
Allo sportello giuridico Roggero collaborerà nell’orientamento degli altri detenuti rispetto alle pratiche legali, ai diritti e ai rapporti con gli uffici competenti. Non svolgerà attività professionale autonoma, ma offrirà supporto nell’organizzazione delle richieste e nella comprensione delle procedure.
Il secondo incarico riguarderà il segretariato sociale, servizio che assiste i detenuti nella compilazione della modulistica, nelle comunicazioni con l’amministrazione penitenziaria e nella gestione di esigenze pratiche legate alla permanenza in carcere.
Roggero sarà inoltre impiegato nella biblioteca dell’istituto, occupandosi della gestione e del prestito dei libri. Tutte e tre le mansioni saranno svolte su base volontaria e non comporteranno il pagamento di uno stipendio.
Bergesio ha riferito di aver trovato il gioielliere in condizioni fisiche positive. «In questa occasione ho incontrato Mario Roggero, vittima di una tremenda rapina e persona che conosco da anni insieme ai suoi cari. L’ho trovato in buona salute», ha dichiarato il parlamentare.
La richiesta di grazia al presidente Sergio Mattarella
Parallelamente all’inserimento nelle attività del carcere, resta aperta la questione della domanda di grazia presentata nell’interesse di Mario Roggero. La decisione compete al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, chiamato a valutare il caso secondo le procedure previste dall’ordinamento.
Il gioielliere ha spiegato di confidare in un esame attento della propria posizione: «che il presidente Mattarella prenda in esame la richiesta di grazia con molta attenzione e umanità, al di là e al di sopra delle polemiche che hanno segnato la mia vicenda».
La grazia è un provvedimento individuale che può incidere sulla pena inflitta con una sentenza definitiva, riducendola o estinguendola in tutto o in parte. Non cancella però la condanna e non equivale a una revisione del processo. La valutazione tiene conto della documentazione giudiziaria, della situazione personale del detenuto e degli elementi raccolti durante l’istruttoria.
Il caso Roggero ha assunto negli anni un forte rilievo politico e giudiziario, soprattutto nel confronto sui limiti della legittima difesa e sulla proporzione tra il pericolo affrontato e la reazione della vittima di una rapina. La condanna definitiva ha comunque stabilito le responsabilità penali del gioielliere, rendendo esecutiva la pena.
La preoccupazione per la moglie, le figlie e il negozio
Il pensiero principale di Mario Roggero resta rivolto alla moglie e alle figlie, che hanno riaperto la gioielleria e continuano a gestire l’attività mentre lui si trova in carcere.
«So che il negozio ha riaperto e vivo un po’ in apprensione pensando a mia moglie e alle nostre figlie che se ne occupano. Mi preoccupa la loro sicurezza, si sa che in questo momento io non sono lì e loro mandano avanti l’attività da sole», ha confidato a Giorgio Maria Bergesio.
La riapertura del negozio rappresenta un passaggio importante per la famiglia, ma anche una fonte di preoccupazione per il detenuto, legata soprattutto al timore che l’assenza del titolare possa rendere l’attività più esposta.
Roggero ha inoltre raccontato al senatore le condizioni della vita quotidiana all’interno del carcere di Bollate: «Dalle 8 alle 21 noi detenuti possiamo rimanere all’esterno delle celle e muoverci, ma sempre nel rispetto degli spazi consentiti. Riesco a dialogare serenamente con le altre persone recluse, anche se in quest’ambiente trovare un equilibrio nei rapporti non è affatto semplice».
