Durante il tour elettorale nelle Marche, Matteo Salvini è stato accolto da fischi e striscioni. Il vicepremier ha perso la calma accusando i contestatori.
La contestazione in piazza
Tensione ad Ascoli Piceno per la tappa elettorale di Matteo Salvini, impegnato nelle Marche a sostegno dei candidati del centrodestra in vista delle prossime regionali. Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato accolto da una contestazione a colpi di fischi, cartelli e slogan critici, legati soprattutto alle sue dichiarazioni in difesa di Israele e del premier Benjamin Netanyahu.
Alcuni manifestanti hanno esposto striscioni e scandito cori, riuscendo a posizionarsi a pochi metri dal palco allestito per il comizio. La situazione, pur mantenendosi sotto controllo e senza degenerare in scontri, ha innervosito profondamente il leader della Lega, che ha reagito con toni accesi: «Non riesco manco a parlare. Se arriva qualcuno a darti dell’assassino non ti girano i cogl**ni?», ha gridato, visibilmente contrariato.
Lo sfogo del leader leghista
L’interruzione del suo discorso ha fatto esplodere la rabbia di Salvini, che ha attaccato l’organizzazione della sicurezza. «Non è possibile che siano autorizzati a stare lì di fronte. Non è possibile che arrivino a 5 metri da me. Conosco la gestione dell’ordine del pubblico», ha dichiarato, lamentando la vicinanza dei contestatori rispetto al palco.
Il ministro ha ribadito la sua linea politica senza arretrare di fronte alle critiche, ma non ha nascosto l’irritazione per quella che ha percepito come una gestione permissiva della piazza. Nonostante le sue lamentele, le forze dell’ordine hanno evitato interventi forzati, scegliendo di mantenere un clima di contenimento e prevenire ulteriori tensioni.
Un episodio che pesa sul tour elettorale
L’episodio di Ascoli non è isolato: già in altre città marchigiane, nelle settimane precedenti, Salvini era stato accolto da contestazioni, seppur meno rumorose. La sua posizione sul conflitto in Medio Oriente, apertamente schierata a fianco di Israele, continua a polarizzare l’opinione pubblica, alimentando proteste organizzate da associazioni pacifiste e movimenti antagonisti.
La tappa ascolana, che doveva essere un momento di sostegno alla campagna regionale, si è quindi trasformata in un confronto teso con una parte del pubblico. Lo stesso leader leghista ha provato a riprendere il filo del comizio dopo lo sfogo, sottolineando i temi di politica locale e nazionale, ma l’eco della polemica ha finito per sovrastare il resto del discorso.
