Come la Salis, ma senza immunità: Maja T. condannata in Ungheria a otto anni
A Budapest l’attivista Maja T. è stata condannata a otto anni per aggressioni durante la Giornata dell’onore. Il caso richiama quello della Salis.
Maja T. condannata a Budapest per le violenze
Un tribunale di Budapest ha condannato l’attivista antifascista tedesca Maja T., 25 anni, a otto anni di carcere. La sentenza riguarda presunte aggressioni avvenute l’11 febbraio 2023 durante la cosiddetta Giornata dell’onore, appuntamento che richiama militanti di estrema destra nella capitale dell’Ungheria.
Secondo l’accusa, Maja T. avrebbe preso parte ad azioni violente contro alcuni partecipanti al raduno, a margine del quale si sarebbero verificati scontri. Il procedimento giudiziario, per impostazione e capi di imputazione, è stato accostato a quello che aveva coinvolto l’europarlamentare italiana la Salis, arrestata nello stesso contesto e poi liberata grazie all’elezione al Parlamento europeo.
La Giornata dell’onore e le accuse di aggressione
Le imputazioni contestate a Maja T. riguardano presunte aggressioni compiute insieme ad altri attivisti antifascisti europei, tra cui Gabriele M., durante le iniziative del 2023 a Budapest. La Giornata dell’onore ricorda i combattenti filonazisti che nel 1945 si opposero all’avanzata dell’Armata Rossa.
Per la Procura ungherese, gli episodi contestati sarebbero avvenuti a margine del raduno e avrebbero incluso l’uso di manganelli. Il tribunale ha ritenuto provata la responsabilità penale dell’attivista tedesca, arrivando alla condanna a otto anni di reclusione.
Il confronto con il caso della Salis
Il procedimento richiama da vicino quello che aveva coinvolto la Salis, detenuta in Ungheria dall’11 febbraio 2023 con l’accusa di lesioni aggravate. Per lei la Procura aveva chiesto una condanna a 11 anni, con un rischio massimo fino a 16 anni di detenzione secondo il codice penale magiaro.
La vicenda giudiziaria della Salis ha preso una direzione diversa dopo la candidatura con Avs alle elezioni europee del 2024. L’elezione con oltre 175mila preferenze le ha garantito l’immunità parlamentare, impedendo l’esecuzione della custodia cautelare. Il successivo diniego alla revoca dell’immunità, nell’ottobre 2025, ha bloccato il procedimento.
Per Maja T. l’esito è stato opposto. Alla fine del 2024 l’attivista era stata estradata in Ungheria per decisione di un tribunale della Turingia, provvedimento che la Corte costituzionale tedesca ha poi dichiarato illegittimo. Prima della sentenza, la Salis aveva scritto: “Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M., prevista per oggi”, aggiungendo che “in un Paese dove l’antifascismo è considerato terrorismo… è impensabile anche solo immaginare un processo equo contro oppositori politici”.