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Influencer fugge dalle tasse in Italia e va Dubai: “Meglio i missili del 50% di imposte”

Il creator Giulio Costantini lascia l’Italia per Dubai: guadagna 300mila euro l’anno con modelle AI su OnlyFans e attacca tasse e “tassa etica”.

“Preferisco essere colpito dai missili che dal 50% di tasse”. Con questa frase provocatoria pubblicata su Instagram, il creator digitale Giulio Costantini, 24 anni, ha riacceso il dibattito sulla fuga fiscale degli influencer italiani verso Dubai.

Il giovane imprenditore digitale sostiene di guadagnare circa 300 mila euro l’anno grazie alla creazione di modelle generate con intelligenza artificiale, personaggi virtuali che vengono utilizzati per produrre contenuti destinati alla piattaforma OnlyFans. Il suo messaggio, rilanciato sui social da oltre undicimila utenti, ha scatenato polemiche tra chi difende la libertà fiscale e chi denuncia la nuova “fuga delle tasse”.

Il business delle modelle AI e il trasferimento a Dubai

Il caso riguarda uno dei nuovi protagonisti dell’economia digitale. Giulio Costantini ha costruito il proprio business creando modelle virtuali, immagini generate con intelligenza artificiale che vengono poi utilizzate per produrre contenuti per adulti online.

Secondo quanto raccontato dallo stesso creator, il sistema genera guadagni consistenti attraverso abbonamenti e contenuti digitali. Parallelamente, il giovane vende corsi online rivolti a chi vuole entrare nel mondo del marketing digitale e delle attività online.

Il trasferimento a Dubai è stato motivato soprattutto dalla pressione fiscale. In Italia, infatti, il creator avrebbe dovuto pagare una tassazione complessiva che include anche la cosiddetta “tassa etica” del 25%, prevista per alcune attività legate ai contenuti per adulti.

Secondo Giulio Costantini, proprio questo elemento avrebbe influito sulla decisione di lasciare il Paese. “La tassa etica mi spaventa più della guerra”, ha scritto sui social.

Dubai, paradiso fiscale dei nuovi guru digitali

Negli ultimi anni Dubai è diventata una delle destinazioni preferite per influencer, trader digitali e imprenditori online. L’assenza dell’Irpef e la fiscalità favorevole hanno attirato centinaia di professionisti del settore digitale.

Tra grattacieli futuristici, auto di lusso e infrastrutture tecnologiche avanzate, l’emirato è diventato una sorta di capitale globale per i cosiddetti “guru del web”: creator di contenuti, formatori digitali e consulenti di trading, criptovalute e marketing online.

Il fenomeno è accompagnato da una narrazione social che esalta il modello economico locale. Alcuni creator difendono la scelta di trasferirsi negli Emirati sostenendo che si tratti di una scelta di libertà economica.

Tra questi anche Roberto Fiori, che ha parlato di “forte senso di appartenenza” tra chi vive a Dubai, criticando chi descrive l’emirato come la “patria dei nuovi arraffoni”.

Allo stesso tempo, altri influencer respingono le critiche. Dori Zein, ad esempio, ha accusato i media di diffondere “fake news” sul fenomeno della migrazione fiscale verso gli Emirati.

Tra sicurezza, polemiche e ritorni temporanei in Italia

Il dibattito si è intensificato anche dopo le tensioni internazionali in Medio Oriente. Con i recenti attacchi missilistici iraniani, alcuni utenti sui social hanno ironizzato sulla scelta di vivere in un’area geopoliticamente delicata.

Alle domande sulla sicurezza, diversi creator hanno risposto con toni rassicuranti. In alcuni post è stata mostrata l’immagine dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, simbolo del potere politico degli Emirati.

Nonostante le tensioni geopolitiche, molti influencer continuano a difendere la qualità della vita a Dubai. Tra loro anche l’italiana Asia Perre, che vive nell’emirato e aiuta connazionali a trasferirsi.

Secondo la creator, il livello di sicurezza sarebbe uno dei principali vantaggi: “In Italia non girerei sola alle due di notte”.

Nel frattempo Giulio Costantini è rientrato temporaneamente a Roma, spiegando però di voler tornare presto negli Emirati. “Non vedo l’ora di tornare”, ha detto, ribadendo la sua critica al sistema italiano: “In Italia ho lavorato. Non funziona nulla”.