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25 aprile, Vannacci: “Non mi rappresenta, quel giorno vado al mare”

Sul 25 aprile, Vannacci dice di non festeggiarlo e chiede riconciliazione nazionale per onorare tutti i caduti senza distinzione tra partigiani e repubblichini.

Vannacci 25 aprile, “Non lo festeggio” e critica le celebrazioni

Il dibattito sul significato del 25 aprile resta centrale nel confronto politico. A intervenire è Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, che ha spiegato la sua posizione in un’intervista.

“Il 25 aprile festeggio San Marco, patrono della città che ha dato vita alla Repubblica più longeva della penisola italica. Se invece si riferiva alla Festa della Liberazione, mi dispiace deluderla: no, non la festeggerò”.

Una presa di posizione netta che si inserisce nel confronto più ampio sul valore e sull’interpretazione della ricorrenza.

“Serve riconciliazione”, la proposta del generale

Secondo Roberto Vannacci, il 25 aprile dovrebbe assumere un significato diverso rispetto a quello attuale. “Vorrei una riconciliazione vera, capace di onorare tutti i caduti, al di là delle divise, di chi era partigiano o repubblichino, di chi era da una parte o dall’altra”.

Il generale ha sottolineato: “Quelli erano tutti figli della stessa nazione”. Un richiamo a una memoria condivisa che, nelle sue parole, dovrebbe superare le divisioni storiche.

Le critiche: “Narrazione unilaterale” e visione alternativa

Nel suo intervento, Roberto Vannacci ha espresso critiche sull’attuale modo di celebrare la Festa della Liberazione: “Non mi riconosco nelle bandiere rosse, in “bella ciao”, né nell’arroganza di chi, ancora oggi, a quasi un secolo di distanza, continua a marcare la distanza tra due schieramenti”.

Tra i passaggi più controversi, anche il riferimento alla lettura storica della guerra: “Si assiste sempre alle solite tiritere sull’antifascismo, senza considerare che il fascismo è terminato ottant’anni fa”.

Infine, la posizione sulle condizioni per una partecipazione futura: “Il giorno in cui il 25 aprile non sarà più una festa ‘contro’, ma una ricorrenza capace di unire tutti gli italiani, quando diventerà un momento di condivisione e partecipazione, quando celebrerà con solennità tutti coloro che si sono coraggiosamente sacrificati per la Patria, senza distinzioni di campo o di colore, allora scenderò in piazza”.