Le dichiarazioni di Vittorio Feltri collegano i fatti di Milano e Washington, denunciando un clima segnato da odio ideologico e tensioni durante il 25 aprile.
Milano 25 aprile, le parole di Vittorio Feltri sull’intolleranza
Le dichiarazioni di Vittorio Feltri intervengono dopo quanto accaduto a Milano durante le celebrazioni del 25 aprile, evidenziando criticità legate al clima registrato nel corso della manifestazione.
“Non c’è nulla di più pericoloso, per una democrazia, di quando la violenza si traveste da giustizia e l’intolleranza si maschera da virtù”, ha affermato Vittorio Feltri, indicando quanto accaduto come un segnale più ampio.
Secondo il giornalista, “Ciò che è accaduto a Milano il 25 aprile non è un episodio isolato, ma il sintomo di una malattia più profonda”, con un riferimento diretto alle tensioni registrate durante il corteo.
Nel suo intervento, Vittorio Feltri ha individuato un filo conduttore negli eventi: “È la stessa matrice. È la stessa pulsione. È lo stesso veleno”.
Il collegamento con Washington e il caso Donald Trump
Nel suo intervento, Vittorio Feltri ha collegato quanto accaduto in Italia con un episodio avvenuto a Washington, dove Donald Trump è stato preso di mira da un uomo armato.
“Il filo rosso che lo lega a quanto avvenuto poche ore dopo a Washington è evidente: si chiama odio ideologico”, ha dichiarato, sottolineando una continuità tra contesti differenti.
Il giornalista ha descritto due situazioni diverse ma accomunate, a suo giudizio, dallo stesso elemento: “Da una parte, una folla che si arroga il diritto di stabilire chi può stare in un corteo e chi no, chi è degno e chi va espulso. Dall’altra, un individuo che passa all’azione violenta contro un leader politico”.
La Brigata Ebraica e il tema della sicurezza nei cortei
Ampio spazio è stato dedicato anche alla presenza della Brigata Ebraica durante la manifestazione. Vittorio Feltri ha dichiarato: “La Brigata Ebraica non doveva essere allontanata. Doveva restare. Doveva essere protetta, circondata, difesa”.
Nel suo intervento ha aggiunto: “Lo Stato, invece, ha scelto la strada più semplice: evitare il problema spostando le vittime”, sottolineando le conseguenze di tale scelta.
Infine, ha evidenziato un ulteriore aspetto: “Se accettiamo che una parte venga esclusa per mantenere la pace, allora stiamo legittimando la legge del più violento”, concludendo che questo tipo di dinamiche rappresenta un elemento critico per il funzionamento dello Stato di diritto.
