Caso Flottilla, Feltri sta con Israele: “Non è un crimine ma difesa dei confini”

Le parole di Vittorio Feltri sulla presunta pirateria accendono il confronto: Israele e il blocco navale al centro del dibattito politico e giuridico.

Vittorio Feltri: “Non è pirateria” nel caso Israele

Le dichiarazioni di Vittorio Feltri intervengono nel confronto sulle operazioni navali legate a Israele, soffermandosi sull’uso del termine “pirateria”. Secondo il giornalista, l’impiego di questa definizione risulta improprio e non coerente con il diritto internazionale.

“Quando le parole vengono usate a casaccio, il dibattito pubblico smette di essere un confronto e diventa una recita. E in questa recita, Israele è il cattivo per definizione: qualsiasi cosa faccia, viene incasellata nella categoria del crimine. Ora siamo arrivati alla «pirateria». Termine evocativo, cinematografico, buono per titoli urlati e coscienze facili. Peccato che, giuridicamente, non c’entri nulla.”

Nel suo intervento, Vittorio Feltri richiama la definizione giuridica del termine, sottolineando la differenza tra azioni condotte da soggetti privati e operazioni effettuate da forze armate statali.

Israele, diritto internazionale e operazioni navali

Entrando nel merito, Vittorio Feltri evidenzia come la pirateria, secondo il diritto internazionale, riguardi atti violenti compiuti da navi private per fini privati. Diverso, a suo avviso, il caso delle operazioni condotte da uno Stato.

“La pirateria, secondo il diritto internazionale, è un atto violento compiuto da navi private per fini privati. Qui, invece, abbiamo navi militari di uno Stato sovrano che operano per finalità di sicurezza. Già questo basterebbe a chiudere la questione. Ma evidentemente non basta, perché oggi non interessa capire: interessa accusare.”

Il riferimento è alla cosiddetta Flotilla diretta verso Gaza, considerata dal giornalista un’iniziativa con obiettivi dichiaratamente politici. Le imbarcazioni, secondo questa lettura, sarebbero dirette verso un’area soggetta a restrizioni, con l’intento di forzarle.

Scontro politico e linguaggio nel dibattito pubblico

Nel suo intervento, Vittorio Feltri amplia la riflessione al linguaggio utilizzato nel confronto pubblico. Il tema, secondo il giornalista, non sarebbe esclusivamente giuridico ma anche politico.

“Se uno Stato ritiene di essere coinvolto in un conflitto e di dover far rispettare un blocco navale, può esercitare controlli anche al di fuori delle acque territoriali, a determinate condizioni. Si può discutere se tali condizioni siano tutte soddisfatte. È legittimo farlo. Ma trasformare automaticamente quell’azione in «pirateria» è un’altra cosa, è becera propaganda.”

Infine, Vittorio Feltri conclude: “Ma ho una certezza: se vogliamo discutere seriamente, dobbiamo chiamare le cose con il loro nome. E questa, mi dispiace per i professionisti dell’indignazione, non è pirateria. È un’operazione militare di uno Stato. Confondere le due cose non è un errore. È una scelta.”

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