Feltri su Napoli dopo la rissa mortale: «Integrazione fallita»

Dopo la rissa mortale di Porta Capuana, Vittorio Feltri parla di integrazione fallita e chiede più controllo dello Stato sul territorio.

Vittorio Feltri parla di integrazione fallita dopo i fatti di Porta Capuana

Le parole di Vittorio Feltri arrivano dopo la violenta rissa avvenuta a Porta Capuana, nel centro di Napoli, dove un uomo è morto dopo essere stato accoltellato. Secondo le prime ricostruzioni, l’episodio ha richiesto un intervento massiccio delle forze dell’ordine, con momenti di forte tensione nella zona. Il caso ha riaperto il confronto politico e pubblico su sicurezza urbana, controllo del territorio, immigrazione irregolare e integrazione.

Nel suo intervento, Feltri usa una formula netta: “Integrazione fallita”. Il giornalista non presenta il problema come una questione improvvisa o circoscritta a Napoli, che definisce una città “meravigliosa e complessa”, ma come il risultato di una progressiva perdita di controllo in alcune aree urbane. La tesi è che lo Stato intervenga sempre più spesso solo quando le situazioni sono già degenerate, con modalità emergenziali e con un impiego rilevante di forze dell’ordine.

Porta Capuana, la critica sulla sicurezza e sulla gestione delle periferie urbane

Il punto centrale dell’intervento riguarda la normalizzazione del degrado e della violenza in alcune zone delle città italiane. Feltri contesta la tendenza a ridurre episodi di questo tipo a semplici liti di strada e parla di territori nei quali spaccio, aggressioni e regolamenti di conti finiscono per modificare la vita quotidiana dei residenti. Il riferimento è a cittadini, commercianti, famiglie e anziani che convivono con insicurezza e paura.

Il giornalista scrive: “A Porta Capuana non abbiamo assistito a una «lite», come qualcuno prova goffamente a raccontare. Abbiamo visto decine di persone affrontarsi con una violenza tale da richiedere antisommossa, blindati, militari. Un uomo è morto accoltellato”. Poi aggiunge: “È questo l’aspetto più inquietante: la normalizzazione dell’anormale”. La critica è rivolta anche a una parte del discorso pubblico che, secondo Feltri, eviterebbe di collegare sicurezza e immigrazione per timore di accuse politiche.

La richiesta di Feltri allo Stato: «Prevenire, controllare, espellere chi delinque»

Nella parte finale, Feltri distingue tra immigrati regolari e persone coinvolte in circuiti criminali, sostenendo che anche chi vive e lavora onestamente in Italia finisca per pagare il prezzo del disordine generato da chi delinque. Il suo bersaglio polemico è la gestione dell’immigrazione senza strumenti efficaci di integrazione, lavoro, conoscenza della lingua e rispetto delle regole comuni.

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