Il patto politico tra Schlein e Landini agita il Nazareno: Romano attacca, “Pd portatore d’acqua di Conte”
Elly Schlein punta su lavoro, salari, patrimoniale e linea pacifista per rafforzarsi nel centrosinistra e competere con Giuseppe Conte.
Schlein e Landini, l’asse che agita il Pd
L’avvicinamento tra Elly Schlein e Maurizio Landini diventa uno dei passaggi più delicati nella strategia del Partito democratico verso il campo largo. La segretaria dem guarda al rapporto con la Cgil come a un possibile punto di forza, soprattutto in una fase in cui il centrosinistra prova a tenere insieme anime molto diverse: riformisti, sinistra radicale, mondo sindacale, elettorato progressista e area vicina al Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
La mozione unitaria presentata a Montecitorio sulla revisione integrale del Patto di stabilità e sugli investimenti nazionali ed europei in materia di armamenti va proprio in questa direzione. Nel testo, le forze del centrosinistra chiedono “di rivedere il tetto del 5% dell’impegno con la Nato”, assumendo una postura più prudente sulle spese militari e più vicina alla sensibilità pacifista che negli ultimi mesi ha animato piazze, sindacati e sinistra movimentista.
La linea può rafforzare Schlein nella parte più identitaria del suo elettorato, ma rischia di aprire nuove tensioni dentro il Nazareno, dove l’area riformista guarda con preoccupazione a un eccessivo spostamento del partito verso le posizioni della Cgil e del fronte più radicale. Il nodo non riguarda soltanto la politica estera, ma anche l’economia, il fisco e il rapporto con Conte, considerato un concorrente diretto nella leadership dell’opposizione.
Patrimoniale, salari e primarie: la strategia della segretaria dem
La proposta di Elly Schlein su una nuova tassa patrimoniale si inserisce nello stesso schema politico. Il messaggio punta a parlare a pensionati, lavoratori dipendenti, pubblico impiego e fasce sociali più vicine al sindacato guidato da Maurizio Landini. La segretaria del Pd sembra voler costruire una piattaforma centrata su redistribuzione, salari, lavoro povero e difesa dei servizi pubblici, temi capaci di mobilitare una parte significativa della base progressista.
Dentro questa cornice si colloca anche l’ipotesi di un sostegno organizzativo della Cgil nel caso in cui si aprisse la partita delle primarie del campo largo. L’obiettivo politico sarebbe rendere Schlein competitiva in un confronto con Giuseppe Conte, soprattutto se la sfida dovesse coinvolgere più candidati e disperdere il voto delle diverse aree del centrosinistra.
Non è casuale, in questo quadro, la presenza comune di Schlein e Landini alla presentazione del libro di Mimmo Carrieri, Cesare Damiano e Agostino Megale, intitolato L’Italia che non arriva a fine mese. Un saggio dedicato al rapporto tra lavoro e salari, cioè al terreno sul quale la segretaria dem prova a ridefinire l’identità della sinistra italiana.
Il legame con il sindacato non nasce oggi. Già nelle settimane precedenti l’elezione di Schlein alla guida del Pd, Landini aveva guardato con attenzione alla sua candidatura. In seguito il segretario della Cgil ha espresso apprezzamento per la sua azione politica: “Elly sta facendo bene”. Una sintonia rafforzata da posizioni comuni sulla patrimoniale e su una maggiore centralità del lavoro nelle scelte del centrosinistra.
I riformisti frenano Schlein: Prodi e Romano avvertono il Nazareno
La svolta però non convince tutti. Dentro e attorno al Partito democratico cresce il timore che l’asse con Landini possa rendere il Pd subalterno a Conte e allontanarlo dalla cultura di governo costruita negli anni. Romano Prodi ha espresso scetticismo sulla patrimoniale, pur riconoscendone l’attrattiva teorica: “La patrimoniale sarebbe una bellissima cosa, ma non si può fare. Quando si parla di tasse e migrazione poi vince la destra”, ha spiegato a Otto e mezzo.
Ancora più duro Andrea Romano, ex parlamentare di area riformista, che vede nella linea sindacale un rischio politico molto serio per il Nazareno. “Già questa alleanza rischia di ridurre il Pd a portatore d’acqua di Conte, con la rinuncia di tutti i temi che hanno qualificato la cultura di governo del Pd (tra cui la riduzione della pressione fiscale e l’aumento della produttività). Se poi, in aggiunta a questo, la Schlein pensasse di risolvere il tema Pd affidando a Landini e al suo grossolano populismo sindacale la rappresentanza di questi sarebbe una completa catastrofe. E Conte ne uscirebbe vincitore su tutta la linea”.
La segretaria dem prova intanto ad allargare il suo messaggio anche ai giovani italiani che vivono e lavorano fuori dai confini nazionali. Al Nazareno ha presentato la proposta di legge Diritto a restare, rivendicando la necessità di rendere l’Italia un Paese più adatto alle nuove generazioni. “Questo non è ancora un paese per giovani, il nostro sforzo è renderlo un paese per giovani e non solo”, ha detto Schlein.
Tra le misure indicate ci sono “un aumento degli stipendi di 200 euro per gli under 35 per 3 anni. Un fondo di sostegno per le giovani imprese innovative”. La sfida è chiara: parlare a lavoratori, giovani, sindacato e sinistra sociale senza perdere il pezzo riformista del Pd. Resta da capire se questa linea basterà a contendere a Giuseppe Conte la guida politica del campo largo o se finirà per consegnare al leader del Movimento 5 Stelle un vantaggio ancora più solido.
