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Futuro nazionale spaventa il Pd e M5s: Vannacci attira astenuti e grillini delle origini

Roberto Vannacci e Futuro nazionale intercettano astenuti e grillini delle origini, complicando i piani del campo largo verso il 2027.

Vannacci e il campo largo, il sondaggio che cambia la lettura

Roberto Vannacci e Futuro nazionale rischiano di diventare un problema più per il campo largo che per il centrodestra. La lettura arriva dai numeri attribuiti al sondaggista Antonio Noto, secondo cui il consenso oggi stimato attorno al 4% per il generale non drenerebbe principalmente voti dall’area di governo. Solo l’1,2% arriverebbe infatti dall’elettorato di centrodestra, mentre il resto guarderebbe soprattutto agli astenuti e a una parte dell’ex mondo grillino. Una fotografia che complica le previsioni di Elly Schlein e degli alleati, convinti che una nuova destra alternativa potesse indebolire Giorgia Meloni in vista delle elezioni politiche del 2027. Il fenomeno, invece, sembra muoversi in una direzione diversa: più che intaccare Fratelli d’Italia, può intercettare elettori delusi dal Movimento 5 Stelle originario e lontani dall’attuale progetto progressista.

Noto: “Vannacci catalizza astenuti e grillini delle origini”

Secondo Antonio Noto, il profilo elettorale del generale non coincide con quello della destra tradizionale. “L’elettorato del generale non è attratto dalla fiamma di Fdi, se non altro perché non viene dal centrodestra tradizionale. Vannacci catalizza l’attenzione degli astenuti, dei grillini delle origini”, ha spiegato il sondaggista. L’elettorato di Fratelli d’Italia, nella sua analisi, resta fortemente legato alla storia della destra italiana e alla leadership di Giorgia Meloni, percepita come punto di riferimento stabile. Anche la Lega di Matteo Salvini sarebbe poco esposta a un travaso verso Futuro nazionale, nonostante la recente uscita del generale dal partito. “La Lega è una comunità, il suo valore è la fidelizzazione. Le posizioni politiche contigue, come nel caso del Carroccio e di Futuro nazionale, non bastano per far cambiare partito agli elettori”, ha osservato Noto.

Lega, Movimento 5 Stelle e il nodo degli elettori delusi

Il sondaggista ritiene che neppure le tensioni interne al Carroccio possano favorire una fuga consistente verso Vannacci. “Anche quegli esponenti che vengono considerati critici sono rimasti all’interno del partito dopo lo strappo di Vannacci. Zaia può essere etichettato come critico ma, tutto sommato, non ha alcuna intenzione di abbandonare la Lega. Anzi, può essere un collante per gli elettori”, ha aggiunto. Sullo sfondo resta il rapporto tra Salvini e la base leghista, che il vicepremier ha ricondotto a una questione di fiducia personale dopo l’addio del generale: “Quando do fiducia a una persona apro il mio portafoglio, gli do le chiavi di casa o della macchina. A volte vengo fregato. Ok, è capitato e capiterà, ma continuerò a fidarmi. Dovrei essere cinico, in politica si fa così, io non lo sono. Ma non sono un rancoroso, tendo a dimenticare e ad andare oltre”.

Il fronte più esposto, secondo questa analisi, resta invece quello del Movimento 5 Stelle. Una parte dell’elettorato grillino non si riconoscerebbe nelle posizioni del campo largo, soprattutto su immigrazione, sicurezza e politica estera. “Una parte di chi vota Movimento 5 Stelle non è d’accordo con il campo largo sull’immigrazione. E infatti l’ex premier Giuseppe Conte non ne parla”, ha spiegato Noto, aggiungendo che “I grillini delle origini, poi, fanno già opposizione al campo largo”. Lo stesso Vannacci, parlando al Salone delle Fontane dell’Eur a Roma, ha rivendicato l’interesse di elettori provenienti anche da aree lontane dalla destra: “Ci sono poi molte persone che hanno dichiarato di avere questa comunanza di vedute, che vengono addirittura dalla sinistra”. Intanto la sua presenza continua a crescere anche su X, dove negli ultimi 28 giorni oltre 10.000 account hanno commentato o pubblicato contenuti con la parola chiave Vannacci. Il sentiment resta in maggioranza negativo, ma l’attenzione politica attorno alla costituente di Futuro nazionale conferma che il generale può diventare un fattore non marginale nello scenario elettorale.