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Scoperto in Giappone il furtivovirus, il virus gigante nascosto in un fiume che si replica in modo mai visto

Il furtivovirus è un nuovo virus gigante trovato in Giappone: infetta amebe e usa una strategia di replicazione mai documentata prima.

Furtivovirus, il nuovo virus gigante scoperto in Giappone

Un nuovo virus gigante è stato scoperto in Giappone da un gruppo di ricercatori dell’Università delle Scienze di Tokyo. È stato chiamato furtivovirus perché, nelle prime fasi dello studio, è stato particolarmente difficile da isolare e analizzare: il virus sembrava quasi nascondersi nei campioni d’acqua raccolti dagli studiosi. Il ritrovamento è avvenuto nel fiume Inasegawa, nella città di Kamakura, nella prefettura di Kanagawa. A descriverlo sono stati gli scienziati Jiwan Bae e Masaharu Takemura, che lo hanno studiato in laboratorio utilizzando l’ameba Vermamoeba vermiformis, microrganismo che questi virus sono in grado di infettare.

I virus giganti sono molto diversi dai virus più comuni per dimensioni e complessità genetica. Possono raggiungere circa 200 nanometri, contro i circa 100 nanometri dei virus influenzali e misure ancora più ridotte per alcuni coronavirus. Nonostante queste dimensioni significative, sono stati identificati solo in tempi relativamente recenti: il primo virus gigante è stato scoperto nel 2003. Da allora, la ricerca ha individuato diversi gruppi con caratteristiche insolite e nomi curiosi, spesso derivati dal latino.

Il meccanismo che rompe il nucleo e sorprende gli scienziati

A rendere il furtivovirus particolarmente importante non è soltanto la sua scoperta, ma il modo in cui riesce a replicarsi. Secondo i ricercatori, il nuovo virus potrebbe rappresentare una sorta di anello intermedio tra diversi gruppi di virus giganti già conosciuti. Alcuni virus mantengono integro il nucleo della cellula ospite e si replicano al suo interno; altri lo distruggono completamente e costruiscono una fabbrica virale nel citoplasma.

Il furtivovirus, invece, adotta una strategia a metà strada: rompe la membrana del nucleo, ne distrugge una parte e crea il proprio sito di replicazione nel nucleo rimanente. Questo comportamento non era mai stato documentato in questa forma e permette agli studiosi di collocarlo in una posizione particolare nell’evoluzione dei virus giganti.

“L’analisi ultrastrutturale ha rivelato una strategia di replicazione unica, dipendente dal nucleo dell’ospite, caratterizzata dalla rottura della membrana nucleare e dall’impacchettamento dei virioni nascenti direttamente nel nucleoplasma, distinguendola dalle canoniche fabbriche di virioni citoplasmatiche”, hanno spiegato gli scienziati nell’abstract dello studio.

Il genoma del furtivovirus e la nuova famiglia Manesviridae

Le analisi genetiche hanno mostrato che il furtivovirus possiede un genoma di circa 560.000 paia di basi, oltre 650 geni e 9 tRNA. I dati lo avvicinano ad altri virus giganti dai nomi particolari, come il clandestinovirus e l’usurpativirus, ma il suo metodo di replicazione lo distingue nettamente dagli altri gruppi già osservati.

Per studiarlo, i ricercatori lo hanno coltivato in laboratorio, osservato con un microscopio elettronico e sottoposto a sequenziamento genetico. Il professor Masaharu Takemura era già stato coinvolto anche nella scoperta dell’Ushikuvirus, un altro virus gigante individuato nelle acque dolci del lago Ushiku, nella prefettura di Ibaraki, con circa 800 geni e oltre 666.000 paia di basi.

Alla luce delle caratteristiche del nuovo virus, gli studiosi hanno proposto la creazione di una nuova famiglia virale, chiamata Manesviridae, che includerebbe il furtivovirus e altri virus strettamente collegati. La scoperta aggiunge un tassello importante allo studio dei virus giganti, organismi ancora poco conosciuti ma sempre più utili per comprendere l’evoluzione dei virus e il rapporto complesso con le cellule che infettano.