Alessandro Sallusti interviene sul caso Vannacci e invita il centrodestra a non perdere di vista gli impegni elettorali.
Alessandro Sallusti entra nel confronto interno al centrodestra sul rapporto con Roberto Vannacci e con Futuro Nazionale. Ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, su Rete 4, il direttore di Libero ha indicato come priorità politica della coalizione quella di non disperdere il proprio obiettivo principale, legando il tema Vannacci alla tenuta complessiva dell’alleanza. Il ragionamento di Sallusti arriva mentre dentro il centrodestra resta aperta la discussione sulla compatibilità politica tra l’area moderata, in particolare Forza Italia, e il progetto dell’ex generale.
Sallusti sul caso Vannacci e la tenuta del centrodestra
Il punto di partenza del ragionamento di Alessandro Sallusti è stato netto: “Il primo obiettivo della destra dovrebbe essere non far governare la sinistra”. Una frase che il direttore di Libero ha usato per riportare il confronto sul terreno della strategia politica, più che su quello delle incompatibilità immediate.
Il nodo, però, resta proprio il rapporto tra il centrodestra tradizionale e Roberto Vannacci. Sallusti ha riconosciuto la distanza tra alcune posizioni dell’ex generale e l’attuale profilo di Forza Italia, ma ha invitato a leggere il tema anche con uno sguardo storico: “Questa Forza Italia è oggettivamente incompatibile con quello che abbiamo sentito da Vannacci, perfetto. Ma Martino e Berlusconi erano compatibili con il Bossi del ’94, che era ben più di Vannacci, era secessionista?”.
Il riferimento è al precedente politico degli anni Novanta, quando il centrodestra berlusconiano riuscì a tenere insieme anime diverse e, in alcuni casi, molto distanti tra loro. Nel ragionamento di Sallusti, dunque, il problema non è soltanto stabilire se Vannacci sia compatibile o meno con una parte della coalizione, ma capire se il centrodestra voglia affrontare il tema come questione politica o trasformarlo in un elemento capace di condizionare tutta la fase pre-elettorale.
Gli impegni elettorali e il rischio ossessione
Nel corso del suo intervento, Sallusti ha poi spostato l’attenzione sull’azione di governo e sugli impegni presi con gli elettori. “Il centrodestra secondo me deve continuare a fare quello che fa, magari anche accelerare e farlo meglio e fare di più, cioè realizzare gli impegni elettorali che ha preso quattro anni fa”, ha detto.
Il direttore di Libero ha insistito sul rapporto tra voto, programma e responsabilità politica: “Siamo nell’ultimo anno di legislatura, tra un anno si va a votare… Le votazioni sono anche un contratto che uno che fa con gli elettori e quindi il centrodestra può proporre agli elettori un buon contratto, Se il centrodestra si avvita sull’ossessione Vannacci fa un piacere solo a Vannacci. Il problema è che la palla ce l’ha Vannacci, se accetta o no di entrare in questa casa”.
Il passaggio centrale è proprio questo: per Sallusti, concentrare l’intero dibattito sulla figura di Vannacci rischia di rafforzare l’ex generale, anziché ridimensionarne il peso politico. La coalizione, nella sua lettura, dovrebbe invece puntare sulla realizzazione del programma e presentarsi agli elettori con un bilancio e una proposta riconoscibili.
Buttaroni: “La Meloni non è vista come una nemica”
Nel confronto è intervenuto anche Carlo Buttaroni, presidente dell’istituto Tecnè, che ha offerto una lettura del rapporto tra l’elettorato vicino a Vannacci e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “La Meloni all’interno dell’elettorato di Vannacci non è vista come una nemica”, ha spiegato Buttaroni.
Poi ha aggiunto un elemento politico rilevante: “è vista magari come una che ha ritardato alcune risposte alle domande che venivano fuori”. Una valutazione che sposta il tema dal conflitto diretto con Meloni alla percezione di una parte dell’elettorato di destra, secondo cui alcune istanze sarebbero rimaste senza una risposta sufficientemente rapida.
Il caso Vannacci, quindi, continua a rappresentare un banco di prova per il centrodestra. Da una parte c’è la linea di chi sottolinea le incompatibilità con Forza Italia e con l’area moderata; dall’altra c’è il ragionamento di chi invita a non trasformare l’ex generale nel centro permanente del confronto politico. Nelle parole di Sallusti, la scelta decisiva resta nelle mani di Vannacci: accettare o meno di entrare “in questa casa”, cioè dentro il perimetro politico della coalizione.