Capezzone avverte la sinistra, “Basta usare il Papa contro il governo”

Daniele Capezzone interviene su Papa Leone, immigrazione e Cei: sicurezza, confini e prudenza restano compiti della politica.

Daniele Capezzone interviene nel confronto politico aperto dalle parole di Papa Leone sull’immigrazione e invita la sinistra a non trasformare il messaggio del Pontefice in uno strumento di scontro contro il governo. Il ragionamento del direttore editoriale parte dal rispetto dovuto alla Chiesa, ma arriva rapidamente al nodo politico: la gestione dei flussi migratori, la sicurezza dello Stato italiano, il ruolo della Cei e le tensioni che, secondo Capezzone, derivano da numeri considerati troppo elevati.

Capezzone e il nodo immigrazione dopo le parole del Papa

Per Capezzone, il punto di partenza deve essere la libertà religiosa e il pieno rispetto della missione pastorale della Chiesa. “Non siamo (e nemmeno amiamo) quel tipo di liberali che pretenderebbero di spiegare alla Chiesa ciò che essa debba dire o fare”, scrive, richiamando una società fondata sulla libertà e la possibilità, per credenti e confessioni religiose, di esprimere senza vincoli la propria azione.

Il direttore chiarisce di non voler rivolgere appunti al Pontefice: “Meno che mai ci permetteremmo (celo vieterebbero il rispetto, il senso della misura e perfino un minimo di senso dell’autoironia) di formulare appunti sulle parole del Papa: l’Italia è già piena di laici aspiranti estensori di encicliche”.

Il messaggio di Papa Leone, secondo Capezzone, va ascoltato e rispettato anche quando appare più distante dalla propria sensibilità politica. Ma proprio qui arriva l’attacco alla sinistra, accusata di usare il Pontefice a corrente alternata: “Il Papa fa il Papa, il suo messaggio va ascoltato e rispettato. E questo vale sempre: quando sia più vicino o più lontano dalla propria personale sensibilità. Altrimenti è il solito gioco da furbetti della sinistra: grandi applausi a Papa Leone sull’immigrazione o quando replica a Donald Trump, e invece fischi sonori se il Pontefice affronta i temi etici. Queste strumentalizzazioni da politicanti sono veramente avvilenti”.

Libera Chiesa in libero Stato, la linea di Capezzone

Il cuore del ragionamento è il principio evocato da Camillo Benso di Cavour, “libera Chiesa in libero Stato”. Per Capezzone, quella formula non riguarda soltanto la distinzione tra dimensione spirituale e dimensione temporale, ma richiama anche la responsabilità dei politici eletti nel garantire sicurezza, ordine e controllo dei confini.

“Il punto invece, e qui ci soccorre l’eterno Cavour, è ricordare il principio «libera Chiesa in libero Stato». Formula che non distingue solo la dimensione spirituale da quella temporale, ma illumina il diverso compito che investe i politici eletti dal popolo”.

Da qui il passaggio sulla gestione dell’immigrazione: “Sta a loro garantire la sicurezza dello Stato, far rispettare confini e frontiere, evitare che la cattiva gestione di un fenomeno, in questo caso dell’immigrazione, metta a rischio la convivenza di una comunità”.

Secondo Capezzone, una larga parte dei cittadini non chiede soltanto il contrasto all’immigrazione illegale, ma anche una riduzione dei flussi legali. Il governo, nella sua lettura, avrebbe già ottenuto un risultato sugli sbarchi: “Oggi chiunque non viva su Marte sa che un’immensa maggioranza di cittadini non chiede solo di stroncare l’immigrazione illegale (e il governo lo sta facendo benissimo, avendo dimezzato gli sbarchi), ma anche di comprimere entro numeri più bassi pure l’immigrazione legale”.

Il ragionamento prosegue sul rapporto tra ingressi, lavoro e integrazione: “Se i numeri di chi arriva – anche legalmente – sono ragionevolmente bassi, può esserci integrazione e assorbimento nel mercato del lavoro. Se invece, come già accade da anni, i numeri sono troppo alti, l’effetto non è sostenibile: cambia il profilo delle nostre città, e le tensioni diventano inevitabili”.

L’affondo sulla Cei e il caso di Milano

Nella parte finale, Capezzone invita la sinistra a non utilizzare le parole di Papa Leone come argomento politico e chiede prudenza anche alla Conferenza episcopale italiana. Il direttore richiama inoltre un passaggio del discorso di Prevost, in cui viene auspicato che molte persone non siano più costrette a emigrare.

“Per tutte queste ragioni, auspichiamo che a sinistra non si faccia uso politico delle parole del Papa e che anche la Conferenza episcopale italiana sia prudente e misurata. E che tutti leggano anche la parte del discorso di Prevost in cui auspica che tanti non siano più nella necessità o nella condizione di emigrare”.

Il giudizio sulla Cei è netto. Secondo Capezzone, negli ultimi tempi si sarebbe percepito un allargamento dell’attivismo politico di alcuni esponenti ecclesiali, spesso in direzione critica verso l’esecutivo: “Troppe volte negli ultimi tempi si è avuta la sensazione che da parte di esponenti dell’attuale Cei le forme di attivismo politico si stiano via via allargando, casualmente sempre in direzione antigovernativa: e il terreno ultrasensibile per antonomasia è proprio quello dell’immigrazione, con oneri e costi (materiali, morali, e anche di sicurezza, visto quel che poi accade nelle nostre città) che ricadono inevitabilmente a carico dello Stato italiano”.

A chiudere l’intervento è il riferimento a un grave episodio di cronaca avvenuto a Milano, usato da Capezzone per rafforzare il legame tra sicurezza urbana e gestione dell’immigrazione: “Ps Mentre scrivo giunge il solito bollettino di guerra da Milano. Un 55enne è gravissimo dopo essere stato accoltellato alle spalle per venti volte con una lama di sette centimetri, mentre stava tranquillamente chiacchierando al bar. L’autore? Un 22enne di origini africane. Scommettiamo che si inizierà a parlare di problemi psichiatrici del criminale?”

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