Conte spacca il campo largo sulla Russia, nel Pd esplode la rivolta contro Schlein

Le parole di Giuseppe Conte sulla minaccia russa scuotono il Pd e mettono in crisi l’alleanza costruita da Elly Schlein.

La manifestazione unitaria del centrosinistra a Napoli avrebbe dovuto mostrare la compattezza dell’alternativa al governo di Giorgia Meloni. A distanza di giorni, invece, l’iniziativa continua a provocare tensioni nel Partito Democratico. A dividere Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non sono state soltanto le contestazioni arrivate dalla piazza, ma soprattutto le parole pronunciate dal palco da Giuseppe Conte sulla Russia, sulla guerra in Ucraina e sull’aumento delle spese militari.

Il presidente del M5S ha sostenuto che si starebbe costruendo una minaccia russa per convincere i Paesi europei ad armarsi «fino ai denti» e ha affermato che l’Italia non può continuare a destinare risorse all’acquisto di armi. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione dei riformisti dem e creato disagio anche tra parlamentari vicini alla segretaria Elly Schlein.

La leader del Pd ha scelto di non rispondere pubblicamente all’ex presidente del Consiglio. La linea adottata dal Nazareno punta a evitare un nuovo scontro aperto con l’alleato indispensabile per la costruzione del campo largo. Il silenzio, tuttavia, non ha fermato le critiche interne e ha riaperto il problema della credibilità internazionale della coalizione.

Conte divide il campo largo sulla Russia e sull’Ucraina

Dal palco di piazza del Gesù, l’8 luglio, Conte ha contestato la corsa al riarmo europeo e la rappresentazione della Russia come una minaccia diretta per l’intero continente. Il leader pentastellato ha successivamente precisato di essersi schierato fin dall’inizio al fianco dell’Ucraina, ma di non condividere l’idea che il conflitto debba giustificare un aumento permanente delle spese militari.

«Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti. Loro continuano ad alimentare questa minaccia per giustificare questa corsa agli armamenti. Noi non possiamo continuare a buttare soldi nelle armi».

Il contenuto dell’intervento ha mostrato la distanza tra il Movimento 5 Stelle e quella parte del Pd che considera il sostegno a Kiev, l’appartenenza alla Nato e la collocazione europeista elementi non negoziabili.

Il responsabile Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, aveva reagito ricordando la posizione ufficiale dei dem: «Le nostre posizioni a sostegno dell’Ucraina sono note, chiare e coerenti a ogni livello rispetto a qualunque altro partito».

Il tono si è poi irrigidito dopo le nuove prese di posizione del M5S contro le sanzioni europee legate alla partecipazione russa alla Biennale di Venezia. La vicenda ha visto le istituzioni europee chiedere chiarimenti sulla compatibilità del padiglione russo con il regime sanzionatorio, mentre esponenti pentastellati hanno contestato il possibile ritiro dei finanziamenti europei.

«È evidente che hanno alzato il tiro», ha affermato Provenzano, attribuendo la radicalizzazione della linea di Conte anche alla concorrenza politica di Alessandro Di Battista: «Conte ha il problema Di Battista, teme di essere scavalcato su alcune battaglie storiche del Movimento e non perde occasione per cavalcarle».

Nel Pd cresce il malumore contro il silenzio di Schlein

Le dichiarazioni dell’ex premier hanno irritato soprattutto la componente riformista. Giorgio Gori ha definito le posizioni sulla guerra «difficilmente conciliabili», evidenziando quanto sia complicato presentarsi agli elettori come una coalizione di governo quando manca una linea condivisa su uno dei principali dossier internazionali.

Ancora più diretto Filippo Sensi, che ha sottolineato le differenze emerse anche nelle votazioni al Parlamento europeo: «Hai voglia ad andare a Napoli se poi a Strasburgo i 5S votano contro insieme alla Lega e a Vannacci».

Il malumore, però, non riguarda più soltanto la minoranza interna. Anche una parte dei parlamentari che sostiene la segretaria teme che il rapporto con Conte possa determinare un progressivo spostamento della politica estera del Pd.

La preoccupazione è che, nel tentativo di mantenere unita la coalizione, i dem finiscano per rinunciare alla chiarezza sulla difesa dell’Ucraina, sui rapporti con l’Unione europea e sull’appartenenza al fronte euro-atlantico. Una linea più volte rivendicata dall’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini e considerata parte integrante dell’identità del partito.

Schlein deve così tenere insieme due esigenze sempre più difficili da conciliare. Da una parte rafforzare il rapporto con il Movimento 5 Stelle, senza il quale il centrosinistra avrebbe poche possibilità di competere elettoralmente con Meloni. Dall’altra impedire che il Pd venga percepito come subordinato alle posizioni di Conte sulla politica estera.

L’alleanza Pd-M5S davanti al nodo che non può più evitare

Il presidente del M5S ha negato l’esistenza di contrasti personali con Schlein, ma ha ribadito che un progetto alternativo al centrodestra dovrà partire dalla revisione delle politiche di riarmo. Una precisazione che non ha ridotto le distanze, perché conferma la volontà pentastellata di fare della riduzione delle spese militari una condizione politica centrale.

Ogni intervento di Conte sulla guerra riapre così la stessa frattura. Il Pd sostiene la necessità di continuare ad aiutare l’Ucraina aggredita e di mantenere una linea coerente con le principali famiglie politiche europee. Il M5S insiste invece sulla necessità di interrompere la corsa agli armamenti e avviare una nuova fase negoziale.

La questione non può essere trattata indefinitamente come un incidente destinato a essere superato senza conseguenze. La politica estera rappresenta uno dei principali terreni sui quali si valuta l’affidabilità di una forza che aspira a governare.

La piazza di Napoli, pensata per certificare l’unità del campo largo, ha prodotto l’effetto opposto. Ha mostrato che l’accordo elettorale tra Pd, M5S e Avs resta possibile sui temi sociali e sull’opposizione al governo, ma incontra una frattura profonda sulla Russia, sull’Ucraina e sulla difesa europea.

Con l’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali, il chiarimento diventa sempre più difficile da rinviare. Il rischio per Schlein è arrivare al confronto con il centrodestra alla guida di una coalizione numericamente competitiva, ma priva di una linea comune su uno dei temi decisivi per la sicurezza e la posizione internazionale dell’Italia.

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