Marco Rizzo contro la giustizia: “Uno degli assassini di Cerciello Rega è ai domiciliari, Roggero in galera, VERGOGNA!”

Marco Rizzo confronta i casi Cerciello Rega, Minetti e Roggero e denuncia quella che considera una disparità nel trattamento delle condanne.

Un duro attacco al sistema giudiziario italiano e alle differenze percepite nell’esecuzione delle pene. Marco Rizzo interviene sui casi di Gabriel Natale Hjorth, Nicole Minetti e del gioielliere Mario Roggero, mettendo a confronto tre vicende giudiziarie profondamente diverse ma accomunate, secondo il leader politico, da decisioni difficili da comprendere per una parte dell’opinione pubblica.

Al centro delle sue dichiarazioni c’è soprattutto la posizione di Mario Roggero, il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo l’assalto alla sua attività. Rizzo contrappone il destino giudiziario del commerciante alle misure concesse in altri procedimenti, contestando apertamente quella che considera una sproporzione.

Il suo intervento è netto e si conclude con una sola parola, scritta in maiuscolo: «VERGOGNA!».

Marco Rizzo: «Uno degli assassini di Cerciello Rega è ai domiciliari»

Nel suo messaggio, Marco Rizzo richiama innanzitutto l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a Roma nella notte tra il 25 e il 26 luglio 2019.

Il riferimento è a Gabriel Natale Hjorth, uno dei due cittadini statunitensi coinvolti nel procedimento giudiziario per la morte del militare. Rizzo sottolinea che il giovane sta scontando la pena agli arresti domiciliari a Fregene, nell’abitazione della nonna paterna e con il controllo del braccialetto elettronico.

La dichiarazione completa mette immediatamente in relazione questa situazione con quella del gioielliere:

«Mentre uno dei due assassini che che hanno ucciso a Roma il carabiniere Cerciello Rega, con condanna definitiva a 10 anni, 11 mesi e 25 giorni, sta scontando i domiciliari a Fregene, a casa della nonna paterna, con braccialetto elettronico».

Il caso Cerciello Rega ha attraversato diversi gradi di giudizio e successive rideterminazioni delle pene. Nelle parole di Rizzo, tuttavia, il punto politico non riguarda la ricostruzione tecnica del processo, ma la possibilità che una persona condannata per il suo coinvolgimento nell’omicidio di un carabiniere possa scontare la pena fuori dal carcere.

La grazia a Nicole Minetti e il confronto con Roggero

Il secondo caso citato è quello di Nicole Minetti. Anche in questo passaggio Marco Rizzo utilizza poche parole, inserendo la grazia concessa all’ex consigliera regionale nel confronto tra le diverse risposte dello Stato davanti a condanne ormai definite.

«Mentre la Minetti prende la grazia dal Presidente», afferma Rizzo, prima di concentrare l’attacco sulla vicenda di Mario Roggero.

La grazia è un provvedimento individuale che interviene sulla pena e viene adottato dal presidente della Repubblica. Non cancella il reato né modifica l’accertamento della responsabilità, ma può estinguere in tutto o in parte la pena oppure sostituirla con una sanzione diversa.

Nel ragionamento di Rizzo, però, il confronto non viene sviluppato sul piano strettamente giuridico. Il suo è un giudizio politico e morale: da una parte richiama persone che hanno ottenuto misure favorevoli o provvedimenti di clemenza; dall’altra indica un commerciante destinato, secondo la sua denuncia, a una lunga permanenza in carcere.

Rizzo difende Mario Roggero: «Vergogna»

La parte più dura dell’intervento riguarda Mario Roggero, titolare della gioielleria di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, dove nel 2021 avvenne una rapina conclusa con la morte di due assalitori e il ferimento di un terzo.

Marco Rizzo presenta il gioielliere come un uomo intervenuto per proteggere la propria attività e i familiari presenti durante l’assalto. La sua ricostruzione si concentra quindi sulla paura vissuta durante la rapina e sulle conseguenze della condanna.

«Il gioielliere Mario ROGGERO dovrà finire i suoi giorni in galera per aver difeso il suo lavoro e la sua famiglia. VERGOGNA!», dichiara.

L’espressione «aver difeso il suo lavoro e la sua famiglia» racchiude la posizione politica di Rizzo, che interpreta il caso come il simbolo di una giustizia incapace di distinguere adeguatamente tra chi commette una rapina e chi reagisce dopo essere stato aggredito.

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