Mario Roggero è diventato un simbolo politico, ma la condanna definitiva e l’interdizione dai pubblici uffici impediscono la candidatura proposta da Cruciani.
Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e 9 mesi di reclusione, è entrato in carcere dopo la decisione della Corte di Cassazione. Il commerciante, oggi 72enne, è stato riconosciuto responsabile dell’uccisione di due rapinatori e del ferimento di un terzo durante l’assalto alla sua attività avvenuto nel 2021.
La vicenda giudiziaria si è ormai trasformata in un caso politico. Esponenti della Lega e di Futuro Nazionale hanno manifestato solidarietà al gioielliere, mentre il conduttore radiofonico Giuseppe Cruciani ha rilanciato una proposta destinata a suscitare discussioni: candidare Roggero alle prossime elezioni politiche per provare a ridurre la sua permanenza in carcere.
La soluzione, tuttavia, si scontra con gli effetti della sentenza definitiva. La pena inflitta comporta infatti anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, con la perdita del diritto di elettorato attivo e passivo. Roggero non può quindi votare né essere eletto.
Mario Roggero diventa un simbolo per Lega e Futuro Nazionale
All’esterno della Cassazione, alcuni sostenitori di Futuro Nazionale hanno organizzato un sit-in in favore del gioielliere. Sugli striscioni comparivano le frasi «Super Mario» e «Io sto con Roggero», diventate il simbolo della mobilitazione politica intorno alla sua vicenda.
Anche la Lega ha assunto una posizione netta. Matteo Salvini, dopo aver criticato duramente la condanna definitiva, ha annunciato l’intenzione di attivarsi per chiedere al presidente della Repubblica la concessione della grazia.
Per i sostenitori di Roggero, la pena rappresenta una risposta eccessivamente severa nei confronti di un commerciante che aveva appena subito una rapina. La sentenza, invece, ha ricostruito una dinamica differente dalla semplice reazione immediata a un’aggressione, tanto da definire il gioielliere un “giustiziere” da Far West.
Il confronto politico ruota soprattutto attorno al tema della legittima difesa. La solidarietà espressa al commerciante parte dal principio secondo cui chi protegge la propria attività e la propria famiglia non dovrebbe subire una pena così pesante. La condanna definitiva, però, ha stabilito che quanto accaduto non poteva essere ricondotto interamente a una condotta difensiva consentita dalla legge.
Cruciani propone la candidatura, ma Roggero non può essere eletto
A intervenire è stato anche Giuseppe Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara. Dopo aver indossato insieme a Roberto Vannacci una maglietta dedicata al gioielliere, il giornalista ha proposto ai partiti schierati dalla sua parte di candidarlo alle prossime elezioni politiche.
L’idea nasce dalla convinzione espressa da Cruciani secondo cui chi si difende dai ladri non dovrebbe essere punito. Il conduttore ha quindi ipotizzato un’operazione politica capace di portare Roggero fuori dal carcere, richiamando quanto avvenuto con Ilaria Salis, candidata nel 2024 da Alleanza Verdi e Sinistra mentre era detenuta in Ungheria.
Le due situazioni, però, sono giuridicamente molto diverse. Al momento della candidatura, la Salis si trovava in custodia cautelare e non era stata raggiunta da una sentenza definitiva. Roggero, al contrario, è destinatario di una condanna passata in giudicato dopo la pronuncia della Cassazione.
Alla pena di 14 anni e 9 mesi si aggiunge l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Questa conseguenza impedisce al condannato di esercitare il diritto di voto e di essere eletto. Roggero non può quindi presentarsi come candidato alle elezioni politiche, regionali o amministrative.
La proposta di Cruciani non rappresenta pertanto una strada concretamente percorribile. Anche una candidatura simbolica non potrebbe superare gli effetti giuridici prodotti dalla sentenza definitiva e dalla pena accessoria.
La richiesta di grazia al presidente della Repubblica
La via indicata da Matteo Salvini resta quella della grazia presidenziale. Si tratta di un provvedimento di clemenza individuale attribuito al presidente della Repubblica, che può incidere in tutto o in parte sulla pena inflitta al condannato.
La richiesta può essere presentata dal diretto interessato, dai suoi familiari oppure può essere avviata d’ufficio. Poiché Roggero è detenuto, la domanda passa attraverso il magistrato di sorveglianza, chiamato a raccogliere gli elementi utili sulla situazione personale, sulla condotta, sulle condizioni di salute e sul percorso del condannato.
La documentazione viene quindi trasmessa al ministero della Giustizia e successivamente sottoposta alla valutazione del Quirinale. La decisione finale spetta al capo dello Stato, che esercita questo potere in autonomia e può concedere una grazia totale, parziale oppure sottoposta a determinate condizioni.
Non esiste però alcun automatismo. La mobilitazione dei partiti e gli appelli pubblici possono sostenere politicamente la richiesta, ma non garantiscono un esito favorevole. Dopo la condanna definitiva e l’ingresso in carcere, la grazia appare comunque l’unica soluzione istituzionale indicata dai sostenitori di Mario Roggero per ottenere una riduzione o una cancellazione della pena ancora da scontare.
