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Triste epilogo per un giovane talento, il trapper Jordan Jeffrey Baby trovato morto in carcere

La tragica scomparsa del trapper Jordan Jeffrey Baby (Jordan Tinti) nel carcere di Pavia riaccende i riflettori sulle condizioni dei detenuti e sul fenomeno dei suicidi in carcere.

Triste epilogo per un giovane talento

Il mondo della musica e non solo si è trovato a fare i conti con una notizia sconvolgente: Jordan Jeffrey Baby, conosciuto artisticamente come Jordan Tinti, è stato trovato senza vita nella sua cella nel carcere di Pavia. La causa del decesso sembra essere stata il suicidio, con il giovane che è stato rinvenuto con una corda attorno al collo. Tinti era stato precedentemente condannato a 4 anni e 4 mesi per una rapina aggravata da insulti razzisti, episodio che aveva suscitato molto scalpore, tanto da essere documentato e diffuso su YouTube.

Dalle misure alternative al ritorno in carcere

Nonostante la condanna, Tinti aveva ottenuto l’affidamento terapeutico, venendo trasferito in una comunità. Tuttavia, questa misura è stata sospesa quando, “nella sua stanza sarebbero stati trovati un cellulare e delle sigarette”, elementi che hanno portato al suo trasferimento nel carcere di Pavia. Il trasferimento avvenne nonostante le precedenti denunce di Tinti relative a maltrattamenti subiti nella stessa struttura, dove aveva anche tentato il suicidio. “È stato violentato e maltrattato,” ha affermato il suo avvocato, Federico Edoardo Pisani, sottolineando l’esistenza di procedimenti giudiziari ancora aperti in merito.

La questione dei suicidi in carcere e l’appello del sindacato

La morte di Tinti cade in un periodo di profonda riflessione sulle condizioni delle carceri italiane, segnato dal crescente numero di suicidi tra i detenuti. Aldo Di Giacomo, segretario generale del Sindacato polizia penitenziaria, sottolinea con preoccupazione che nei primi 70 giorni dell’anno si sono già verificati 22 suicidi. Questo dato segue i tragici bilanci degli anni precedenti, con 69 suicidi nel 2021 e 84 nel 2022. Di Giacomo critica l'”Amministrazione Penitenziaria per il suo silenzio assordante” e invoca azioni concrete per affrontare la crisi, suggerendo anche di ascoltare le proposte del sindacato per prevenire ulteriori tragedie.