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Tenta di uccidere la moglie che dorme, prima con un cuscino poi con un foulard, poi crolla sul letto e si addormenta, lei fugge dalla vicina e si salva

Una donna è riuscita a mettersi in salvo dopo che il marito ha cercato di soffocarla nella notte. L’uomo è stato arrestato dai Carabinieri.

Violenza domestica nella notte: intervengono i Carabinieri

Un uomo di 60 anni residente a Turate, in provincia di Como, è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai Carabinieri, l’episodio risale alla notte tra il 25 e il 26 giugno, quando l’uomo avrebbe cercato di uccidere la moglie all’interno dell’abitazione in cui vivevano.

Le ricostruzioni indicano che l’aggressore avrebbe tentato prima di soffocare la donna con un cuscino e, successivamente, avrebbe cercato di strangolarla con un foulard. La vittima, una volta riuscita a sottrarsi alla presa, ha atteso il momento propizio per fuggire: l’uomo, presumibilmente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, si sarebbe addormentato dopo il tentativo di aggressione.

Approfittando del calo di attenzione da parte dell’uomo, la donna è riuscita a lasciare l’abitazione e a rifugiarsi presso l’appartamento di una vicina, dove ha chiesto aiuto. L’allarme è stato lanciato poco dopo, e i Carabinieri sono intervenuti per raccogliere la denuncia e avviare immediatamente le indagini.

Precedenti segnalazioni e provvedimento di ammonimento

Secondo quanto riferito dagli investigatori, nei mesi precedenti la vittima si era già rivolta alle forze dell’ordine per segnalare comportamenti violenti da parte del marito. In seguito a queste segnalazioni, il Questore di Como aveva emesso nei confronti dell’uomo un provvedimento di ammonimento, una misura prevista nei casi in cui vi siano evidenze di condotte persecutorie o pericolose in ambito familiare.

Le autorità hanno confermato che l’uomo è di nazionalità marocchina e che, al momento dell’arresto, non avrebbe opposto resistenza. In seguito all’episodio, il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere, misura ritenuta necessaria per tutelare l’incolumità della donna e impedire ulteriori atti di violenza.