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Bufera sullo chef Paolo Cappuccio per il suo annuncio di lavoro: “No comunisti né gay”, il post scatena indignazione e denunce

Un post pubblicato su Facebook e poi rimosso ha acceso la polemica su presunte discriminazioni legate a orientamento sessuale e idee politiche.

Post pubblicato su Facebook genera critiche e segnalazioni

Uno chef italiano, Paolo Cappuccio, è finito al centro di una polemica nazionale per un annuncio di lavoro pubblicato l’8 luglio su Facebook. Il post, rivolto alla ricerca di personale per la stagione invernale in un hotel della Val di Fassa, includeva espressioni ritenute discriminatorie nei confronti di diverse categorie. Tra le figure ricercate, lo chef indicava un cuoco, tre capi partita e un pasticcere, con offerte di stipendio tra i 2.000 e i 4.000 euro. Tuttavia, a scatenare le reazioni è stato il linguaggio impiegato nel testo.

Nel messaggio erano riportate espressioni come “esclusi comunisti/fancazzisti” e “persone con problemi di orientamento sessuale”, oltre a riferimenti denigratori verso partecipanti a programmi televisivi di cucina. Il post è stato successivamente rimosso, ma lo screenshot ha rapidamente iniziato a circolare online, rilanciato da giornalisti e utenti. Il giornalista Luca Bottura ha commentato ironicamente il contenuto, mentre Simone Alliva ha evidenziato il potenziale carattere discriminatorio, citando una possibile violazione della normativa vigente.

La replica dello chef e il precedente del 2020

Raggiunto dai media, Cappuccio ha confermato di essere l’autore del messaggio e ha tentato di spiegare le sue intenzioni: “Ero esasperato dopo l’ennesima esperienza negativa. Non ne posso più di collaboratori che si mettono in malattia, bruciano il pesce o non lavorano. Ho diritto a scegliere chi entra nella mia cucina”, ha dichiarato. Sulla parte relativa all’orientamento sessuale ha aggiunto: “Ho amici gay, non è quello il punto. Ma se sul posto di lavoro si ostenta in modo eccessivo, si creano problemi nella brigata. Voglio solo che ci sia rispetto e disciplina”.

Non è la prima volta che lo chef finisce sotto i riflettori per contenuti simili. Nel giugno 2020, un altro annuncio pubblicato su Facebook e rivolto a candidati per un hotel a Caorle, conteneva espressioni analoghe. In quel caso, venivano esclusi “vagabondi senza fissa dimora”, “gente con problemi”, “alcolizzati” e “drogati ed affini”, con una chiusura ironica in cui lo chef si scusava “per non aver citato altre forme di disagiati”. Anche quel messaggio fu segnalato per linguaggio offensivo e contenuti ritenuti lesivi della dignità dei lavoratori.

Mentre online continuano le critiche e alcune strutture che collaborano con lo chef ricevono pressioni, Paolo Cappuccio continua a sostenere di essere stato frainteso, pur rivendicando il diritto di “cercare lavoratori normali, che sappiano stare al loro posto”.