Matteo Renzi negli studi de LA7 durante il programma televisivo ''Tagad‡'', Roma, 21 ottobre 2024. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Renzi, il leader di Italia Viva attacca il ministro per la gaffe sull’inglese, punzecchia Cerno e critica duramente il governo Meloni.
Dal palco del Caffè della Versiliana, intervistato da Tommaso Cerno, Matteo Renzi ha colto l’occasione per commentare la recente gaffe del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che durante il question time alla Camera ha tradotto “Ai-factories” con “fattoria”. «Mi prendono in giro per il mio inglese – ha detto – ma poi vediamo il ministro dello Sviluppo Economico che traduce ‘factory’ con ‘fattoria’. Dopo tre anni, la Gigafactory è diventata la vecchia fattoria?». Il leader di Italia Viva ha rincarato la dose intonando una parodia della celebre canzone: «Nella old factory, ia-ia-oh… C’è l’asinello, si chiama Adolfo. Adolfo Urso, un asino».
Renzi non ha risparmiato battute all’indirizzo di Cerno, ora schierato a destra: «Vedere Tommaso Cerno che mi dà del ‘lei’ mi provoca una certa emozione. È uno dei miei tanti errori, ma sicuramente uno dei più simpatici e intelligenti». Poi la stoccata: «Ti mancano solo i nazisti dell’Illinois e sei arrivato. Mi dai anche del ‘voi’: segnale della fascistizzazione di Cerno». Passando alla politica nazionale, l’ex premier ha paragonato Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: «Berlusconi era un gigante, ha innovato la politica. Meloni invece tira a campare». Ha criticato anche la presenza della sorella della premier alla guida del partito e il ruolo di magistrati come Mantovano, Nordio e Bartolozzi all’interno del governo.
Sul vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, Renzi ha commentato: «A me non sembra che, da quando è in Commissione, l’Europa sia cambiata. Buio Fitto». Pur precisando di non essere ideologico, ha detto che, tra i nomi possibili, avrebbe preferito Fitto a Lollobrigida o Urso. Le sue parole, tra ironia e attacchi frontali, hanno messo nel mirino gaffe, rapporti di potere e scelte di governo, mantenendo toni da campagna elettorale.
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