Renzi ironizza sul Ministro Urso: “In inglese è un asino!”
Renzi, il leader di Italia Viva attacca il ministro per la gaffe sull’inglese, punzecchia Cerno e critica duramente il governo Meloni.
La stoccata sull’inglese del ministro
Dal palco del Caffè della Versiliana, intervistato da Tommaso Cerno, Matteo Renzi ha colto l’occasione per commentare la recente gaffe del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, che durante il question time alla Camera ha tradotto “Ai-factories” con “fattoria”. «Mi prendono in giro per il mio inglese – ha detto – ma poi vediamo il ministro dello Sviluppo Economico che traduce ‘factory’ con ‘fattoria’. Dopo tre anni, la Gigafactory è diventata la vecchia fattoria?». Il leader di Italia Viva ha rincarato la dose intonando una parodia della celebre canzone: «Nella old factory, ia-ia-oh… C’è l’asinello, si chiama Adolfo. Adolfo Urso, un asino».
Renzi, frecciate a Cerno e attacchi al governo
Renzi non ha risparmiato battute all’indirizzo di Cerno, ora schierato a destra: «Vedere Tommaso Cerno che mi dà del ‘lei’ mi provoca una certa emozione. È uno dei miei tanti errori, ma sicuramente uno dei più simpatici e intelligenti». Poi la stoccata: «Ti mancano solo i nazisti dell’Illinois e sei arrivato. Mi dai anche del ‘voi’: segnale della fascistizzazione di Cerno». Passando alla politica nazionale, l’ex premier ha paragonato Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni: «Berlusconi era un gigante, ha innovato la politica. Meloni invece tira a campare». Ha criticato anche la presenza della sorella della premier alla guida del partito e il ruolo di magistrati come Mantovano, Nordio e Bartolozzi all’interno del governo.
Fitto, Europa e ironia finale
Sul vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto, Renzi ha commentato: «A me non sembra che, da quando è in Commissione, l’Europa sia cambiata. Buio Fitto». Pur precisando di non essere ideologico, ha detto che, tra i nomi possibili, avrebbe preferito Fitto a Lollobrigida o Urso. Le sue parole, tra ironia e attacchi frontali, hanno messo nel mirino gaffe, rapporti di potere e scelte di governo, mantenendo toni da campagna elettorale.
