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Irene Pivetti, quattro anni di carcere e la fame: «Andavo a mangiare alla Caritas»

L’ex presidente della Camera racconta di aver vissuto in povertà dopo i processi: mense dei poveri, pacchi alimentari e lavori umili per andare avanti.

La caduta dopo la condanna

Da giovane, Irene Pivetti era simbolo di successo e precocità politica, la più giovane presidente della Camera della storia repubblicana. Oggi, a distanza di trent’anni, racconta una parabola drammatica fatta di accuse, processi e una condanna che l’ha portata a vivere in condizioni che lei stessa definisce «disperate». In un’intervista a Il Giornale, l’ex volto istituzionale svela di essere stata costretta a rivolgersi alla Caritas per avere da mangiare e di aver accettato lavori umili, come le pulizie, per sopravvivere. La sentenza a suo carico parla chiaro: quattro anni di reclusione per evasione fiscale e autoriciclaggio, legati a presunte operazioni su auto di lusso destinate al mercato cinese. A questo si aggiunge un’altra vicenda giudiziaria ancora aperta, quella delle mascherine importate durante l’emergenza sanitaria, che la vede nuovamente sotto processo.

«Non avevo i soldi per mangiare»

Nel suo racconto emerge la fragilità di chi, dopo aver ricoperto ruoli di rilievo, si è trovata priva di sostegni. «Non mi vergogno a dire che non avevo i soldi per mangiare. Non sapevo come andare avanti», ha dichiarato. L’ex presidente della Camera spiega di aver venduto tutto ciò che poteva, perfino i regali di nozze, per fronteggiare le spese quotidiane. Durante i mesi più duri del lockdown, quando anche i mercatini erano chiusi, racconta di essersi recata presso la Caritas di San Vincenzo per ritirare pacchi alimentari: «Andavo a prendere cibo in scatola e lattine, perché non avevo altra scelta».
La svolta arrivò con l’incontro con una cooperativa formata da ex detenuti, la Mac Servizi, che le offrì un impiego in uno scantinato. «Ho iniziato come volontaria facendo le pulizie. Poi mi hanno dato uno stipendio di mille euro al mese. Quando ho ricevuto quei soldi non potevo crederci: finalmente avevo di nuovo i soldi per mangiare», ha spiegato. Un lavoro semplice ma che, nelle sue parole, ha rappresentato un’ancora di salvezza.

La critica alla giustizia italiana

Oltre alle difficoltà economiche, Pivetti descrive la sua vicenda giudiziaria come una «macelleria». «La macchina giudiziaria ciclicamente è una macelleria. È più predisposta a fare sacrifici umani che a cercare la verità», ha dichiarato. Secondo l’ex presidente della Camera, il sistema è capace di annientare la vita di una persona indipendentemente dalle sue responsabilità: «Ti riempiono di botte, tu non puoi rispondere. Sei completamente impotente. Nei documenti giudiziari si scrivono cose incredibili, offensive, illogiche, false». Pur sottolineando che non crede a un vero complotto, spiega come la sua esistenza sia stata travolta da procedimenti che l’hanno lasciata senza difese. «Mi hanno distrutto l’immagine, tolto la credibilità e annientata economicamente. Sequestrati tutti i conti correnti», ha aggiunto.

Il futuro tra carcere e politica

Riguardo al rischio di un futuro in cella, Pivetti non esclude nulla: «Ci sono due possibilità: una, potrei finire dentro. Ingiustamente. E devo arrivarci preparata. La seconda è che il processo non finisca mai, forse durerà più della mia vita biologica. E allora ho deciso di non aspettare. Devo vivere oggi».
Nonostante le difficoltà, l’ex presidente non rinnega il suo interesse per la politica. Anzi, si dice soddisfatta del fatto che «oggi le donne siano finalmente sdoganate» e cita come esempio Giorgia Meloni, di cui apprezza l’operato: «Sono molto contenta che Giorgia Meloni sia presidente del Consiglio. Sta lavorando molto bene». Alla domanda su un eventuale ritorno in un ruolo politico, però, si limita a sorridere senza rispondere.