Maddalena Carta, medico di base di 38 anni, è morta dopo giorni di malesseri trascurati per non lasciare soli i suoi pazienti. La Sardegna è sotto shock.
Il sogno d’infanzia diventato missione
Fin da bambina Maddalena Carta sognava di diventare medico. Lo racconta la madre, Lina: «Fingeva di auscultare il torace delle bambole e scriveva ricette immaginarie». Dopo la laurea aveva scelto la medicina di base, rinunciando ad altre specializzazioni: «Ci disse che lì serviva il suo aiuto e che così sarebbe tornata a casa», ricorda la madre. A Dorgali, nel Nuorese, seguiva quasi 5.000 pazienti, coprendo anche le assenze di due colleghi, un carico enorme che affrontava con dedizione assoluta.
Il malore e la corsa inutile in ospedale
Lunedì 22 settembre aveva chiamato il fratello Gianmaria, chiedendogli di raggiungerla in ambulatorio perché si sentiva male. Dopo un’iniezione, il disturbo sembrava rientrato, così il giorno seguente tornò al lavoro. Ma in serata le condizioni peggiorarono. Portata al pronto soccorso di Nuoro, subì un primo arresto cardiaco. Trasferita d’urgenza al Brotzu di Cagliari, i medici hanno tentato di salvarla, ma già mercoledì sera i familiari erano stati avvertiti che non c’era più nulla da fare. Giovedì, alle 16.30, la giovane dottoressa è stata dichiarata morta.
Il dolore della famiglia: “Faceva orari disumani”
«Era molto stressata, tornava a casa anche alle due di notte», racconta il fratello, ricordando i ritmi insostenibili della sorella. Nonostante fosse favorevole alla donazione, non è stato possibile destinare i suoi organi: «Erano quasi tutti compromessi: fegato, polmoni, cuore. Un paradosso». La madre ha ricordato la figlia con parole struggenti: «Nei suoi 38 anni ha donato amore come altri non riuscirebbero in 150».
Il funerale e il lutto cittadino
Sabato 27 settembre tutta Dorgali si è stretta attorno alla famiglia. La sindaca Angela Testone ha proclamato il lutto cittadino. «La sua bara era avvolta da una nuvola di affetto – ha detto la madre – era come se fosse mancata una sorella a tutti». Il fratello la descrive come una donna dal «sorriso contagioso, sempre pronta ad aiutare», anche nei pochi momenti liberi. Per tutti era più di un medico: «Era la sua missione. Ha perso la vita facendo quello che amava».

Nessuno muore per turni disumani… troppi giovani muoiono ultimamente… perchéééééééééééééééééééé?