Morte Ramy Elgaml, ombre sull’inseguimento, 7 carabinieri verso il processo: “Nei verbali omisero l’impatto”
La Procura di Milano chiude le indagini: accuse di omissioni, falsi verbali e video cancellati mentre si cerca la verità sull’impatto che uccise Ramy Elgaml.
Indagini chiuse e accuse pesanti su sette carabinieri
A più di un anno dalla morte di Ramy Elgaml, il diciannovenne deceduto il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento durato circa otto chilometri per le strade di Milano, la Procura ha chiuso le indagini confermando un quadro complesso.
L’inchiesta punta al rinvio a giudizio per omicidio stradale nei confronti di Fares Bouzidi, amico della vittima e alla guida dello scooter T-Max su cui viaggiavano i due ragazzi, e del carabiniere che conduceva l’ultima pattuglia inseguitrice.
Nel nuovo atto compaiono anche altri sei militari, accusati a vario titolo di favoreggiamento, depistaggio, falso ideologico e false informazioni ai magistrati.
Secondo i pm, quattro carabinieri — tra cui quello alla guida della pattuglia — avrebbero “omesso di menzionare l’urto” nei verbali, attribuendo lo schianto a una perdita di controllo per “sovrasterzo” dello scooter.
Questa versione è stata però “smentita” dalla relazione tecnica della Polizia Locale redatta il 24 novembre 2024, che parla di “collisione laterale”, e confermata dalle immagini delle videocamere della zona.
L’accusa contesta inoltre l’omissione dello “schiacciamento del corpo” di Ramy Elgaml, investito nella fase conclusiva dell’impatto, un dettaglio evidenziato anche dal consulente della Procura.
Verbali modificati, video cancellati e messaggi che smentiscono le versioni ufficiali
L’inchiesta ha portato alla contestazione di ulteriori condotte a carico di altri due militari, accusati di aver reso dichiarazioni non veritiere ai pubblici ministeri.
In un verbale del 17 gennaio, uno dei due affermò di non aver consegnato “quei video a nessun altro”, riferendosi alle immagini registrate dalla body cam e dalla dashcam.
Messaggi trovati sui telefoni dei carabinieri avrebbero invece dimostrato scambi e condivisioni, anche con il collega che guidava l’auto coinvolta nello scontro.
Il carabiniere che avrebbe ricevuto per primo i file risulta a sua volta indagato per false informazioni: agli inquirenti aveva dichiarato di non aver “fatto copia” delle immagini, circostanza smentita dagli accertamenti tecnici.
Sul verbale relativo all’arresto per resistenza di Fares Bouzidi emergono inoltre elementi contestati come falsi, in particolare la descrizione della dinamica e l’omissione di passaggi ritenuti fondamentali.
Secondo la Procura, l’insieme di queste condotte avrebbe inciso sulla ricostruzione iniziale, producendo una rappresentazione “non corrispondente” al reale andamento dei fatti.
La dinamica dello schianto e le perizie richieste per chiarire l’impatto finale
L’indagine per omicidio stradale coinvolge sia Fares Bouzidi, sia il carabiniere alla guida dell’ultima auto dell’inseguimento.
Gli inquirenti lavorano per definire se ci sia stato un contatto diretto tra la pattuglia e lo scooter che possa aver causato la collisione contro il semaforo tra via Ripamonti e via Quaranta.
Diverse perizie hanno cercato di chiarire la dinamica: la Procura ritiene possibile un concorso di colpa tra il conducente del T-Max e il militare, mentre la perizia di parte dei legali di Bouzidi sostiene che l’impatto fosse evitabile.
Per ottenere una valutazione tecnica definitiva, i pm hanno richiesto un’ulteriore perizia, ritenuta necessaria per una “ricostruzione univoca”.
La richiesta è stata però respinta due volte dalla gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo, che l’ha considerata “inammissibile”.
Il fascicolo ora passa verso la fase successiva, nella quale la Procura si appresta a formalizzare la richiesta di processo.
