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Rientra a casa e trova i ladri incappucciati che lo accoltellano, spara e viene indagato: “Non mi sento tutelato dallo Stato”

Il 33enne Marco Iannattone di Cassino racconta l’aggressione, le ferite, gli spari in aria e l’indagine aperta mentre i quattro malviventi restano irreperibili.

L’agguato in casa e la colluttazione con i quattro ladri
Il racconto di Marco Iannattone, operaio di 33 anni originario di Cassino, inizia con l’immagine di una porta aperta e di una corda stretta alla gola.
L’uomo ricorda l’aggressione avvenuta il 25 luglio, quando era rientrato nella sua abitazione di Caira per recuperare uno zaino prima del turno notturno.
“Appena ho aperto la porta di casa, mi hanno messo una corda alla gola”, spiega, descrivendo i quattro uomini incappucciati incontrati all’ingresso.
Ne è nato un violento scontro fisico: “Ho subìto quattro coltellate all’addome e una alla spalla”, aggiunge, raccontando il momento in cui ha perso i sensi ed è caduto a terra.
In casa non c’era nessun altro della famiglia: i genitori si trovavano fuori e lui era rientrato solo per recuperare lo zaino dimenticato.
Nonostante le ferite profonde, Iannattone riferisce di essere riuscito a togliere il passamontagna a uno degli aggressori e di essersi trascinato verso il piano superiore dell’abitazione.
Lì il padre custodisce legalmente alcune armi da collezione, e il 33enne racconta di aver preso una pistola grazie al porto d’armi in suo possesso.
“Con le ultime forze ho sparato in aria 8 colpi per farli scappare”, afferma.
I ladri sono fuggiti e i vicini, sentiti gli spari, hanno soccorso l’uomo tamponando le ferite prima dell’arrivo dei carabinieri.

Ferite, indagini e le difficoltà dopo l’aggressione
Portato in ospedale, a Marco Iannattone è stata diagnosticata una lesione al legamento della spalla, che gli impedisce ancora oggi di tornare al lavoro.
Segue un lungo periodo di malattia, fisioterapia e spese legate all’assistenza legale, mentre l’uomo racconta di temere per il proprio impiego a causa delle limitazioni fisiche.
Nelle fasi successive dell’indagine è emerso che i quattro aggressori non sono stati ancora identificati, nonostante le impronte trovate nella casa.
La situazione cambia radicalmente quando lo stesso Iannattone scopre di essere indagato per l’uso della pistola.
“Ho sparato otto colpi in aria e a quel punto sono fuggiti via. Sono indagato perché ho sparato”, afferma, dichiarando di sentirsi spaventato e non protetto.
Le armi presenti nell’abitazione, tutte regolarmente detenute, sono state sequestrate come previsto dalla normativa, mentre il porto d’armi suo e del padre è stato sospeso in via precauzionale.
Uno degli elementi emersi riguarda il numero di proiettili recuperati: l’operaio parla di otto colpi esplosi, ma in casa ne sono stati trovati sette.
“Non so se questo sia il problema. Ma se avessi colpito qualcuno avrebbero trovato del sangue”, spiega, riferendosi al dubbio degli investigatori.
L’uomo racconta con amarezza: “Non mi sento tutelato dallo Stato. Non so cosa sia lo Stato oggi per me”.

La cornice normativa sulla legittima difesa e i limiti previsti dalla legge
Il caso riaccende il dibattito sulla legittima difesa, ambito in cui la normativa si è evoluta negli ultimi anni.
La legge 36/2019 ha modificato gli articoli del codice penale relativi alla difesa domiciliare, ampliando le circostanze in cui un cittadino può reagire a un’intrusione.
La giurisprudenza della Cassazione chiarisce però che il ricorso alla forza armata deve essere “assolutamente necessario” per proteggere le persone da una violenza in atto.
Secondo i principi vigenti, l’uso delle armi è considerato giustificabile solo in assenza di alternative e solo quando il pericolo è attuale e concreto.
Nel caso delle intrusioni domestiche, la valutazione si concentra sul rischio per l’incolumità e non sulla tutela dei beni presenti nell’abitazione.
Le indagini sulla vicenda di Marco Iannattone proseguono per stabilire le circostanze esatte dello scontro e verificare la dinamica degli spari all’interno dell’abitazione.