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Divorzia e le tolgono il figlio, il bimbo si ammala di tumore e le impediscono di vederlo

Il piccolo, allontanato più volte dalla madre, ora è ricoverato in gravi condizioni per un tumore mentre la donna denuncia ritardi nelle cure e chiede di poterlo vedere.

Allontanamenti forzati, malesseri ignorati e diagnosi arrivata tardi
Il caso del bambino di nove anni allontanato più volte dalla madre durante un complesso percorso giudiziario riaccende il dibattito sulla tutela dei minori.
Il piccolo, affidato prima a una struttura residenziale per minori e poi al padre, si è ammalato gravemente fino a ricevere una diagnosi di tumore cerebrale al quarto stadio nell’ottobre 2025.
La madre, che non può fargli visita, sostiene che i segnali d’allarme fossero emersi già pochi giorni dopo il primo trasferimento, avvenuto nel 2022 con l’intervento di forze dell’ordine e pompieri.
Secondo il suo racconto, episodi di vomito, svenimenti, cefalee e disturbi visivi sarebbero stati considerati dai servizi sociali come reazioni psicologiche legate all’allontanamento, ritardando accertamenti approfonditi.
I sintomi si sarebbero ripresentati anche dopo il secondo trasferimento nell’ottobre 2024, quando il bambino e il fratello furono prelevati direttamente da scuola e nuovamente inseriti in una struttura.
La madre riferisce che già in quell’occasione era stato necessario un primo accesso al pronto soccorso, seguito dalla prescrizione di una visita oculistica che, secondo la sua versione, sarebbe stata eseguita solo molti mesi dopo.
La diagnosi definitiva di tumore, arrivata nell’autunno del 2025, ha portato a un intervento chirurgico, ma la donna continua a non avere il permesso di vedere il figlio.

Accuse di diagnosi sbagliate e la posizione delle associazioni
La vicenda ha portato alla presa di posizione di Differenza Donna, che attribuisce la situazione a “decisioni fondate sulla pseudo-diagnosi di alienazione parentale”.
L’associazione parla di un esito “disumano”, denunciando che i ripetuti malesseri sarebbero stati letti come somatizzazioni legate alla distanza dalla madre.
Il loro comunicato sottolinea come l’assenza di visite specialistiche tempestive possa aver contribuito all’aggravarsi della situazione clinica.
Riferiscono inoltre che, per mesi, segnali come alterazioni visive, cefalee e svenimenti erano stati trattati come fenomeni emotivi, senza indagini mediche adeguate.
Il caso, già noto per i precedenti allontanamenti eseguiti con modalità traumatiche, torna ora al centro dell’attenzione nazionale con nuove richieste di chiarimenti.

L’intervento del Garante per l’infanzia e le verifiche richieste
La garante per l’infanzia Marina Terragni esprime “grave preoccupazione” e auspica che alla madre sia concessa la possibilità di visitare il figlio, richiamando criteri di elementare umanità.
Secondo la garante, occorre valutare eventuali ritardi nelle cure durante il periodo trascorso prima nella struttura per minori e poi presso il padre, presso cui i bambini risiedono dal luglio 2025.
“Da quanto sembra, i disturbi di Mattia sarebbero stati attribuiti al trauma da separazione e considerati di natura psicosomatica – e non sarebbero state effettuate tempestive visite mediche”, afferma Terragni.
L’autorità chiede inoltre verifiche sull’iter giudiziario che ha portato ai ripetuti allontanamenti e sulla tutela sanitaria garantita nelle diverse fasi, sottolineando l’urgenza di accertamenti completi.
La madre ribadisce di aver segnalato più volte i sintomi senza ottenere approfondimenti immediati, affermando che “si è perso un anno” prima della diagnosi definitiva.
La situazione resta monitorata dalle istituzioni coinvolte, mentre il bambino continua a essere seguito dai medici in condizioni considerate molto gravi.