Meloni mette all’asta i suoi regali ufficiali: la decisione che sorprende Roma
La premier. Meloni, venderà oltre 270 doni istituzionali tramite asta pubblica, con un ricavato stimato di circa 800mila euro.
La procedura affidata a Bertolami e il decreto che avvia la vendita
La Presidenza del Consiglio ha avviato l’iter per mettere all’asta una parte dei doni ricevuti da Giorgia Meloni durante i suoi viaggi ufficiali all’estero, una scelta che ha attirato grande attenzione nel panorama politico.
l procedimento è stato affidato alla società “Bertolami Fine Art S.r.l.”, come previsto dal contratto visionato da LaPresse.
In base al decreto firmato il 24 ottobre 2025 dal Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, il Dipartimento per i Servizi Strumentali ha ricevuto il mandato di procedere alla valutazione e alla vendita dei beni acquisiti al patrimonio della Presidenza del Consiglio.
La documentazione stabilisce che la selezione del soggetto incaricato dovesse includere sia la stima professionale degli oggetti sia l’organizzazione dell’asta pubblica.
Secondo quanto indicato, l’evento si svolgerà in una sede istituzionale della Presidenza del Consiglio e sarà accessibile sia in presenza sia in modalità virtuale, con l’obiettivo di garantire la partecipazione più ampia possibile.
Il compenso per la società incaricata sarà pari al 5% dei proventi della vendita, con un valore complessivo massimo fissato a 40.000 euro.
Dalle stime contenute nella documentazione emerge che la vendita potrebbe generare un ricavato attorno agli 800.000 euro, cifra che deriva dalla valutazione complessiva dei doni ricevuti negli ultimi anni dalla premier.
I beni custoditi nel caveau e l’elenco consegnato alla Camera
Nel maggio scorso, a seguito di un’interrogazione parlamentare, il governo ha trasmesso alla Camera l’elenco completo dei doni istituzionali di valore superiore ai 300 euro ricevuti da Giorgia Meloni.
Si tratta di oltre 270 oggetti che, per legge, non possono essere trattenuti dal Presidente del Consiglio e vengono conservati in un caveau della Presidenza.
L’elenco è consultabile esclusivamente dai deputati e include una varietà di articoli provenienti da incontri diplomatici e visite ufficiali.
Tra questi figurano tappeti, quadri, gioielli, manufatti artigianali e oggetti di rappresentanza, insieme ad alcuni doni più originali, come un paio di scarpe di pitone e un foulard offerto dal primo ministro albanese Edi Rama.
La catalogazione di questi beni ha lo scopo di garantire trasparenza nella gestione del patrimonio istituzionale e di rispettare le norme vigenti, che impongono la cessione allo Stato dei regali che superano la soglia di valore indicata.
La decisione di procedere alla messa in vendita si inserisce in questo quadro normativo, con l’obiettivo di trasformare gli oggetti custoditi in entrate destinate al bilancio pubblico.
Un’asta inedita tra protocolli, simboli diplomatici e ricadute politiche
La scelta di mettere all’asta i doni ricevuti da Giorgia Meloni rappresenta un evento raro nella gestione dei beni istituzionali, attirando l’interesse non solo degli osservatori politici ma anche dei collezionisti e degli esperti di arte diplomatica.
L’asta, come previsto dal contratto, sarà battuta da Bertolami in una data ancora da definire, e comprenderà oggetti di provenienze internazionali molto diverse tra loro.
Tra i beni valutati sono presenti articoli di pregio che riflettono le tradizioni dei Paesi visitati dalla premier, un insieme eterogeneo che potrebbe richiamare anche l’attenzione di musei e fondazioni.
Dal punto di vista operativo, la vendita si colloca in un momento che vede la Presidenza del Consiglio impegnata in processi di razionalizzazione del patrimonio acquisito tramite donazioni ufficiali.
La procedura, regolata da norme precise, permette di destinare il ricavato direttamente alle casse pubbliche, offrendo così una valorizzazione concreta dei beni altrimenti custoditi senza possibilità d’uso.
La circolazione di un catalogo tanto ricco ha alimentato il dibattito sul rapporto tra diplomazia e trasparenza, mentre resta attesa la data in cui gli oggetti verranno messi ufficialmente all’incanto.
