Salvini: “Il vero pericolo per l’Italia non è Putin, ma l’immigrazione clandestina”
Matteo Salvini rivendica il futuro ritorno al Viminale, chiarisce la sua posizione su Russia e guerra e indica immigrazione e fanatismo islamico come vere emergenze per l’Italia.
Il Viminale nel mirino e l’attesa di fine legislatura
Il messaggio è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni.
Matteo Salvini non ha mai nascosto di considerare il Viminale il suo posto naturale.
Non ora, non subito, perché al ministero dell’Interno c’è Matteo Piantedosi, ma “più in là”, se le condizioni politiche lo consentiranno.
Ospite di Quarta Repubblica su Rete 4, il leader della Lega ha ribadito che, in caso di vittoria alle prossime elezioni politiche, tornare a occuparsi di ordine pubblico, antimafia, antidroga e legalità sarebbe per lui un passaggio naturale.
“Stare in mezzo a ragazze e ragazzi in divisa, che per me sono il meglio del nostro Paese, è qualcosa che sicuramente non mi spaventa”, ha dichiarato.
Per ora, però, Salvini rivendica la volontà di concentrarsi sul ruolo che ricopre oggi, spiegando di voler “fare bene il lavoro per cui gli italiani mi pagano lo stipendio”, ovvero occuparsi di strade, ferrovie e infrastrutture fino a fine legislatura.
Russia, Putin e la linea “filo italiana”
Nel corso dell’intervista, Salvini ha affrontato anche il tema della politica estera, respingendo con decisione l’etichetta di “filo Putin”.
“Io sono filo italiano”, ha detto, ricordando di essere stato accusato in passato di essere “putiniano, trumpiano, orbaniano”. Il vicepremier ha rivendicato il proprio ruolo istituzionale, sottolineando che il suo compito è lavorare per gli interessi dell’Italia, non fare il tifoso per altri Paesi.
Secondo Salvini, l’Italia non è in guerra con la Russia, e dopo quasi quattro anni di conflitto le 19 sanzioni imposte a Putin non avrebbero messo in ginocchio il Cremlino, ma le economie occidentali e le bollette delle famiglie italiane.
Da qui l’invito alla prudenza su nuovi invii di armi, sul riarmo europeo e sull’ipotesi di un esercito europeo, temi sui quali il leader della Lega chiede una riflessione più attenta.
Immigrazione, sicurezza e ponte sullo Stretto
Secondo Salvini, l’emergenza per la sicurezza nazionale italiana non arriva “da est”, ma “da sud”. Un riferimento diretto all’immigrazione clandestina e al fanatismo islamico, indicati come le vere minacce attuali.
Una posizione che ribadisce la linea dura già adottata in passato e che rafforza la sua candidatura politica a un futuro ritorno al Viminale.
Nel corso dell’intervista, il vicepremier ha toccato anche il tema del ponte sullo Stretto, ribadendo la volontà di realizzarlo nonostante le polemiche e i rischi giudiziari.
“Voglio farlo, magari mi mandano a processo anche per questo”, ha affermato, sostenendo che si tratta di investimenti destinati a rendere la rete stradale e ferroviaria italiana più sicura ed efficiente.
Una dichiarazione che si inserisce in una strategia di rivendicazione politica chiara: sicurezza, infrastrutture e sovranità come pilastri del suo progetto.
