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Fornero torna a parlare e accusa: “Sono stata usata e umiliata, ma la mia riforma resta intoccabile”

Elsa Fornero rompe il silenzio, rivendica la riforma delle pensioni, attacca il clima politico e avverte il governo: numeri e demografia impediscono qualsiasi controriforma.

Fornero: “Non volevo fare il ministro, volevo servire il Paese”

“Sono più amareggiata che soddisfatta”. Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro, torna a raccontare la propria esperienza politica con parole che restituiscono il peso umano di una stagione segnata da forti tensioni sociali e mediatiche.

In un’intervista, l’ex docente universitaria ricorda di non aver mai immaginato un futuro da ministro. “Insegnavo all’università e non mi aspettavo proprio di diventare ministro.

Quando ho accettato era perché pensavo – scusi se sembra un’espressione pomposa, ma è la realtà – di servire il mio paese in questo ruolo”.

Un incarico vissuto come una missione istituzionale, non come ambizione personale. Proprio per questo, aggiunge, il trattamento ricevuto l’ha profondamente segnata.

“Il fatto di non essere stata capita, di essere stata strumentalizzata e svillaneggiata in ogni trasmissione televisiva, mi ha fatto soffrire molto”.

Parole che riportano al centro il clima di quegli anni, quando la riforma delle pensioni divenne il simbolo di sacrifici imposti e di uno scontro politico feroce.

La riforma delle pensioni e l’assenza di una vera opposizione sociale

A distanza di tempo, Fornero rivendica il merito delle scelte compiute.

“Ora, superata quella fase, posso dire che se ci fossero state più saggezza e più coesione, forse le cose sarebbero andate meglio per l’Italia”.

Un passaggio che introduce una constatazione spesso dimenticata nel dibattito pubblico. “La mia riforma non fu contrastata nemmeno da uno sciopero generale, gli italiani accettarono di fare sacrifici”.

Un dato che, secondo l’ex ministro, dimostra come il Paese avesse compreso la necessità di interventi duri ma inevitabili.

Guardando all’attualità, Fornero sostiene che anche l’attuale esecutivo abbia dovuto fare i conti con quella realtà.

“Questo governo ha preso atto che una controriforma della mia riforma non si può fare”. Il motivo non è ideologico, ma numerico.

“Non si può fare per la forza dei numeri che sono essenzialmente quelli della demografia”, spiega, ricordando un dato strutturale che condiziona ogni scelta futura.

Giorgetti, Meloni e il nodo irrisolto del sistema pensionistico

Nel suo ragionamento, Elsa Fornero entra nel merito delle scelte dell’attuale governo guidato da Giorgia Meloni, con Giancarlo Giorgetti al ministero dell’Economia.

“Il tasso di occupazione italiano, al 63%, è tra i più bassi in Europa e i salari non crescono in termini reali da circa 25 anni”.

Un quadro che rende fragile l’intero sistema previdenziale. “Siccome le pensioni si finanziano con il lavoro e il salario dei lavoratori è difficile capire come possa tenersi in piedi un sistema nel quale ci saranno a un certo punto più pensionati che lavoratori, che peraltro sono poco pagati”.

Sul caso delle presunte “manine” negli emendamenti, l’ex ministro è netta. “Il ministro Giorgetti ha capito molto bene la situazione e quindi non credo a ‘manine’ di alcun genere. Figuriamoci se un emendamento di quella portata arriva all’insaputa del governo”.

Tra le misure contestate, Fornero definisce “una vera follia” l’ipotesi di intervenire sul riscatto degli anni di laurea. “Un’assurdità perché c’è bisogno che le persone mettano da parte soldi per le loro pensioni e così, invece, le si disincentiva”.

Se il governo intende posticipare l’età pensionabile, conclude, “lo faccia a viso aperto e non con questo meccanismo”.

La linea indicata resta la stessa: aumentare occupazione e salari, perché senza contributi adeguati il sistema non può reggere.