Pensioni, la Lega sfida la Meloni: Borghi “Aumentare l’età pensionabile? Non oggi, non domani e nemmeno in futuro”
Alta tensione nella Lega e scontro con il Mef sulla manovra: stop all’allungamento delle finestre pensionistiche, Borghi sfida Giorgetti e l’opposizione provoca.
La notte della rottura in Commissione Bilancio
La tensione politica esplosa nelle ultime ore attorno alla Legge di Bilancio ha messo in luce frizioni profonde all’interno della Lega e un rapporto tutt’altro che lineare con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Durante i lavori notturni in Commissione Bilancio al Senato, è stato accantonato il pacchetto di emendamenti che prevedeva l’allungamento delle finestre pensionistiche.
A definirlo “incenerito” è stato lo stesso senatore Claudio Borghi, che ha rivendicato lo stop come una scelta politica netta. La decisione è arrivata dopo un confronto acceso interno al partito, determinato anche dalla necessità di non smentire una delle battaglie identitarie storiche del Carroccio: il “no” a qualsiasi ritorno, diretto o indiretto, alla riforma Fornero del 2012, che innalzò l’età pensionabile.
Il rischio, secondo la linea leghista, sarebbe stato quello di legittimare misure percepite come persino peggiori di quelle introdotte oltre dieci anni fa, con un impatto politico difficile da sostenere.
Il pressing su Giorgetti e la linea dura della Lega
Secondo i retroscena emersi, la retromarcia sugli emendamenti sarebbe maturata dopo una telefonata del capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo, che avrebbe parlato a nome di Matteo Salvini, direttamente con Giancarlo Giorgetti.
Il messaggio sarebbe stato chiaro: “O li togli, o andiamo a casa”. Una pressione forte, confermata dallo stesso Claudio Borghi, che ha ammesso la delicatezza del passaggio.
“Dire di non votare una proposta del Governo è di per sé una cosa forte”, ha spiegato, precisando però che “ci sono stati contatti, nessun litigio”.
In un’intervista, Borghi ha ribadito la posizione della Lega senza margini di ambiguità: “Per la Lega non ci sarà alcun aumento dell’età pensionabile.
Non oggi, non domani e nemmeno in un lontano futuro”. Secondo il senatore, il pacchetto di emendamenti sarebbe stato basato su coperture considerate “virtuali”, perché legate a previsioni lontane nel tempo.
“Ho capito sin dall’inizio che si trattava di semplici clausole di salvaguardia, ma comunque non posso permettermi politicamente di dare alcun segnale di tolleranza verso eventuali aumenti dell’età pensionabile, anche se solo in ipotesi”, ha aggiunto, chiarendo il confine invalicabile fissato dal Carroccio.
L’ironia dell’opposizione e le frizioni mai sopite
La mossa della Lega ha offerto all’opposizione l’occasione per un attacco ironico. Il deputato Luigi Marattin ha scritto:
“Il Partito Liberaldemocratico ringrazia Giancarlo Giorgetti per il lavoro svolto e prende tragicamente atto della nomina di Claudio Borghi a Ministro dell’Economia. In bocca al lupo comunque al nuovo ministro”.
La replica del senatore leghista è stata immediata e lapidaria: “Mi vogliono proprio male”. L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di rapporti non sempre distesi tra il Mef e il Carroccio.
Nel corso della legislatura, non sono mancate frizioni tra Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, accusato in più occasioni di muoversi in sintonia con Giorgia Meloni più che con il vertice del suo stesso partito.
L’ultimo scontro sulle pensioni conferma una linea di tensione sotterranea che, pur senza esplodere apertamente, continua a segnare i rapporti interni alla maggioranza di governo.