Dal pulpito attacca le femministe: ‘Maria è libera perché obbedisce’, bufera sul vescovo
Durante una celebrazione a Conversano, Don Giuseppe Laterza esalta l’obbedienza come libertà femminile citando Maria. Sui social esplode l’accusa di patriarcato e arretratezza culturale.
Le parole dall’altare e la frase che accende la polemica
“Ubbidienza come sinonimo di libertà”.
È questa l’affermazione pronunciata da Don Giuseppe Laterza che ha fatto esplodere la polemica a Conversano.
L’intervento è avvenuto nel corso della quinta giornata della Novena, celebrata nella cattedrale cittadina e trasmessa in diretta sui social.
Parlano di ruolo della Vergine Maria, il prelato ha affermato che “Maria è veramente libera perché sa obbedire”, aggiungendo che sarebbe “la donna più libera del mondo” e che questo andrebbe detto “a qualche femminista”.
Laterza, arcivescovo della diocesi soppressa di Vartana dal 2023 e attualmente nunzio apostolico in Repubblica Centrafricana e Ciad, ha ribadito il concetto più volte, come si sente chiaramente nel video pubblicato dal quotidiano locale Oggi Conversano.
Le sue parole, pronunciate dall’altare, hanno immediatamente acceso un dibattito acceso ben oltre l’ambito religioso.
Accuse di patriarcato e reazioni durissime sui social
Dopo la diffusione del video, le critiche non si sono fatte attendere. Sui social e sulle pagine di informazione locale, l’accusa più ricorrente è quella di “patriarcato”.
Secondo i commentatori, il riferimento all’obbedienza come virtù femminile avrebbe riproposto un modello di donna subalterna, priva di autodeterminazione.
Sempre su Oggi Conversano si legge una critica articolata che accusa il nunzio apostolico di essere “fuori dalla storia del Concilio Vaticano II” e distante dal cammino di modernità e apertura che, secondo i contestatori, dovrebbe caratterizzare la Chiesa contemporanea.
Le parole di Don Giuseppe Laterza vengono descritte come un messaggio disallineato rispetto alle sensibilità delle nuove generazioni e capace di allontanare, anziché avvicinare, ragazze e ragazzi. Il riferimento alle “femministe” viene interpretato come un attacco ideologico, con toni che alcuni hanno definito addirittura inquisitori.
La replica femminista e la difesa di Maria come donna libera
A ribattere pubblicamente è stata Tea Dubois, coordinatrice per la Puglia della Rete delle donne costituenti. In un post sui social, Dubois ha parlato apertamente di “cultura patriarcale”, contestando l’uso della figura di Maria per indicare alle donne come vivere, come comportarsi e quale rapporto avere con il proprio corpo.
Secondo Dubois, Maria non rappresenta affatto un modello di sottomissione, ma “una donna ebrea, umile e rifugiata”, che sceglie consapevolmente di mettere a rischio la propria reputazione, sicurezza e vita.
Una scelta che viene definita come atto di coraggio femminile e di autodeterminazione, non di obbedienza passiva.
“Maria si espone senza garanzie, non si sottomette”, scrive Dubois, collegando questa lettura alle difficoltà che molte donne incontrano ancora oggi nel rivendicare la propria libertà.
Il video della celebrazione resta visibile sulla pagina Facebook della cattedrale, mentre il caso continua ad alimentare un confronto acceso tra visione religiosa tradizionale e istanze femministe contemporanee, con Maria al centro di uno scontro simbolico che va ben oltre il Natale.