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Cattedra al figlio dell’ex rettore, Crisanti rilancia “Bandi su misura, così il sistema è marcio”

Andrea Crisanti denuncia ancora una volta i concorsi universitari italiani dopo il caso Verona: parla di bandi ad personam, pubblicazioni gonfiate e riforme inutili.

Crisanti e l’accusa frontale al sistema universitario italiano

«Sono anni che dico che il metodo di reclutamento universitario italiano è radicalmente sbagliato, ogni concorso è fatto su misura per qualcuno».

Con queste parole Andrea Crisanti, microbiologo, docente all’Università di Padova e all’Imperial College di Londra, oggi senatore del Partito Democratico, torna a puntare il dito contro il sistema accademico.

La denuncia arriva dopo il caso esploso a Verona, che ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dei concorsi universitari e della trasparenza.

In un post sui social, che riprende un suo intervento in Parlamento, Crisanti ribadisce una battaglia che porta avanti da anni: la necessità di bandi chiari, aperti e realmente competitivi.

«Sono cose che si ripetono all’infinito, ma così non va bene», afferma, sostenendo che nemmeno le nuove riforme riusciranno a scardinare un meccanismo che definisce ormai consolidato.

Il caso Verona e il concorso “ad personam”

La polemica si è riaccesa dopo il concorso vinto da Riccardo Nocini, 33 anni, diventato professore ordinario di otorinolaringoiatria all’Università di Verona, nel dipartimento di Scienze chirurgiche odontostomatologiche e materno infantili. Un concorso che ha visto la partecipazione di un solo candidato.

Riccardo Nocini è figlio di Pier Francesco Nocini, ex rettore dell’ateneo veronese fino a pochi giorni prima della pubblicazione del bando.

Secondo quanto segnalato da associazioni di ricercatori e specializzandi, la selezione sarebbe stata costruita su misura, attraverso modifiche successive al bando che avrebbero consentito la partecipazione del figlio dell’ex rettore, aggirando il divieto previsto dalla riforma Gelmini sui rapporti di parentela fino al quarto grado.

La vicenda è stata portata all’attenzione dell’Autorità nazionale anticorruzione, mentre alla nuova rettrice Chiara Leardini è stato chiesto di sospendere l’incarico.

“Pubblicazioni gonfiate e firme regalate”

Nel suo affondo, Crisanti non si limita ai concorsi. Il senatore denuncia anche un altro nodo strutturale dell’università italiana: il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

«Vi spiego come funzionano le pubblicazioni», afferma. Racconta di specializzandi che gli chiedevano di aggiungere il proprio nome a lavori scientifici ai quali non avevano contribuito.

«Io li ho mandati via tutti, facevo firmare solo chi aveva lavorato davvero», spiega, aggiungendo però che non tutti si comportano allo stesso modo.

Secondo Crisanti, esiste un vero e proprio “giro di firme” che gonfia artificialmente i curriculum, senza corrispondere a un reale lavoro di ricerca.

Un meccanismo che, a suo giudizio, mina la credibilità dell’università italiana e spinge molti giovani ricercatori a cercare fortuna all’estero, senza poi fare ritorno.

“Così si uccide la meritocrazia”

Il docente ricorda anche la propria esperienza personale: in Italia è diventato professore a 47 anni, dopo numerosi concorsi andati a vuoto.

«Ormai all’università tutti sanno che si fanno i bandi ad personam, nessuno si stupisce più», osserva. Una normalizzazione che per Crisanti rappresenta il segno più evidente di un sistema bloccato.

La sua proposta è netta: bandi realmente aperti e mobilità obbligatoria. «Un professore non dovrebbe studiare, fare ricerca, specializzarsi e poi diventare ordinario sempre nella stessa università», afferma, sottolineando come all’estero questa pratica sia rarissima, mentre in Italia rappresenta la regola.

Una dinamica che, conclude, compromette trasparenza e meritocrazia e per la quale oggi non esiste alcun reale meccanismo correttivo.