Cori di Natale vietati a scuola, Fratelli d’Italia insorge: “E’ un oltraggio”, il prof protesta e porta la recita in piazza
A Bagno a Ripoli un coro natalizio con canti religiosi viene bloccato a scuola. Il docente porta i bambini in piazza, Fratelli d’Italia attacca, l’istituto replica parlando di inclusione.
Il coro spostato fuori dalla scuola e la protesta del docente
Un progetto scolastico pensato per celebrare il Natale ha acceso una polemica che ha rapidamente travalicato i confini dell’istituto. Succede alla scuola primaria Enriques Agnoletti del Padule, nel territorio di Bagno a Ripoli, dove un coro natalizio composto da alunni di quinta elementare non si è svolto all’interno dell’edificio scolastico come inizialmente previsto.
Due giorni prima dell’evento, l’esibizione è stata bloccata dalla direzione della scuola. Il motivo sarebbe legato al carattere esclusivamente religioso dei brani scelti, che non avrebbero coinvolto gli alunni che non frequentano l’ora di religione. A quel punto, il professore di religione Gianmaria Scenini ha deciso di far svolgere ugualmente la recita, ma all’esterno, nella piazza antistante la scuola, trasformando l’iniziativa in una forma di protesta.
Il coro improvvisato in piazza, con i bambini che cantano all’aperto, è diventato in poche ore il simbolo di una vicenda destinata ad alimentare discussioni ben oltre l’ambito scolastico.
L’attacco politico di Fratelli d’Italia
Il caso ha immediatamente attirato l’attenzione della politica. A intervenire è stato il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Matteo Zoppini, che ha parlato apertamente di “vergogna”. “Vietare i canti natalizi dentro una scuola perché ritenuti religiosi è un oltraggio”, ha dichiarato, sostenendo che il Natale rappresenta un elemento centrale della cultura italiana e che affonda le sue radici nel Cristianesimo.
Secondo Zoppini, nessuno avrebbe obbligato i bambini a partecipare al coro, ma non sarebbe legittimo impedire ad altri alunni di cantare brani natalizi all’interno di una scuola. Le sue parole hanno contribuito ad alimentare una contrapposizione che, ancora una volta, ha visto il tema del Natale e della religione diventare terreno di scontro ideologico.
La replica della scuola e il tema dell’inclusione
Alla polemica ha risposto la vice dirigente dell’istituto, Silvia Innocenti Becchi, parlando di un grosso equivoco e di un problema di comunicazione. La dirigente ha chiarito che la decisione non riguardava il divieto dei cori in quanto tali, ma il progetto così come era stato impostato.
Secondo la ricostruzione della scuola, su 77 alunni coinvolti ben 28 non frequentano l’ora di religione e sarebbero rimasti esclusi dall’esibizione. “Ad essere esclusi dal poter cantare sono stati i bambini che non frequentano la religione”, ha spiegato Becchi, sottolineando che anche loro avevano diritto a partecipare alla festa. Inoltre, la dirigente ha riferito che il docente avrebbe fatto entrare a scuola una persona esterna senza la necessaria autorizzazione, circostanza che avrebbe contribuito allo stop del progetto.
La scuola aveva proposto una soluzione alternativa: rinviare il concerto e riorganizzarlo includendo anche canti laici, così da permettere a tutti i bambini di cantare insieme. Una proposta che, secondo la vice dirigente, non sarebbe stata accettata dal docente. Per questo la scelta di spostare il coro in piazza viene definita “una scelta polemica”. La posizione dell’istituto resta ferma su un punto: il Natale è una festa che dovrebbe coinvolgere tutti e prevedere che alcuni bambini restino a guardare mentre altri cantano viene considerato inaccettabile.
