Bari, lavoratori Primark in sciopero: “Pause per andare in bagno o bere cronometrate” scoppia la protesta
Presidio e sciopero a Casamassima: i dipendenti di Primark denunciano pause contingentate, precarietà contrattuale e scarsa attenzione a salute e sicurezza.
La protesta davanti al punto vendita di Casamassima
Una ventina di lavoratori di Primark hanno scioperato questa mattina davanti al punto vendita del centro commerciale di Casamassima, alle porte di Bari. Alcuni hanno presidiato l’ingresso con bandiere e cartelloni, altri hanno scelto di non presentarsi al lavoro. Alla base della mobilitazione, condizioni ritenute inaccettabili: pause fisiologiche per andare in bagno o bere acqua cronometrate, rigidità organizzative e un utilizzo dei contratti giudicato penalizzante per il personale.
Il presidio, iniziato nelle prime ore della mattinata, è proseguito fino alle 12. Sui cartelli esposti dai dipendenti, slogan diretti e senza mediazioni: “Chiedete tutto, ci date poco”. La protesta riguarda il punto vendita aperto nel 2023, diventato in breve tempo uno dei principali poli occupazionali della zona, ma anche oggetto di crescenti tensioni sindacali.
Le accuse del sindacato: precarietà e violazioni contrattuali
A denunciare la situazione è Marco Dell’Anna, segretario generale della Uiltucs Puglia, che parla di “atteggiamento intollerabile” da parte dell’azienda. Secondo il sindacato, Primark agirebbe “in sfregio alle basilari regole del confronto sindacale”, arrivando a violare anche il contratto nazionale di riferimento.
Nel mirino, in particolare, la gestione degli orari di lavoro. I dipendenti part time sarebbero “condannati a contratti da 18 o 20 ore settimanali”, mentre l’azienda utilizzerebbe parallelamente lavoratori interinali impiegati fino a 40 ore a settimana. Una scelta che, secondo Marco Dell’Anna, rappresenta una contraddizione evidente e alimenta una condizione di precarietà strutturale. A questo si aggiungerebbe una flessibilità ritenuta eccessiva, tale da incidere sul benessere minimo delle lavoratrici e dei lavoratori.
Salute, sicurezza e pause fisiologiche sotto accusa
Un altro punto centrale della protesta riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro. Il sindacato denuncia una “scarsa attenzione” su questi aspetti, segnalando la mancanza di dispositivi di protezione individuale e di adeguati supporti ergonomici alle casse. Ma l’elemento che ha maggiormente esasperato il personale sarebbero gli atteggiamenti definiti “vessatori”, con pause fisiologiche rigidamente misurate.
“Siamo di fronte a una deriva inaccettabile per il nostro territorio”, afferma Marco Dell’Anna, secondo cui la multinazionale dovrebbe creare occupazione di qualità, mentre “oggi registriamo solo la massimizzazione del profitto sulla pelle delle persone”. Il sindacato ha già coinvolto l’Ispettorato del lavoro e lo Spesal per verificare le presunte violazioni e annuncia che la mobilitazione proseguirà. L’obiettivo dichiarato è coinvolgere anche le istituzioni locali, affinché l’insediamento di grandi aziende sul territorio non si traduca in ulteriore precarietà ma in lavoro stabile e dignitoso.