Vittorio Feltri sulla grazia allo scafista dei 49 morti: “Lo Stato non può essere il Babbo Natale dei criminali”
Secondo Vittorio Feltri, la grazia concessa a un ex scafista condannato per 49 morti solleva dubbi profondi sul senso della giustizia e sul messaggio dello Stato.
La posizione di Vittorio Feltri sulla grazia presidenziale
La concessione della grazia a un cittadino libico, condannato in via definitiva a trent’anni di carcere per traffico di esseri umani e per la morte per asfissia di 49 persone, è al centro di una riflessione critica firmata da Vittorio Feltri. Il provvedimento, firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è stato motivato sulla base della giovane età del detenuto, della condotta giudicata irreprensibile durante la detenzione e del lungo periodo di pena già scontato.
Secondo Feltri, tuttavia, si tratta di una decisione difficile da comprendere sul piano morale e giuridico. La giovane età del condannato, osserva il giornalista, non può trasformarsi in un criterio attenuante quando si è di fronte a un crimine di questa portata. Un reato, nella sua lettura, resta tale indipendentemente dall’età di chi lo commette, soprattutto quando le conseguenze sono state la morte di decine di persone.
Il messaggio dello Stato secondo Feltri
Il punto centrale dell’analisi di Vittorio Feltri riguarda il messaggio che una simile scelta rischia di trasmettere. Concedere la grazia in un caso legato al traffico di esseri umani e a una tragedia con 49 vittime potrebbe far passare l’idea che, in determinate circostanze, anche crimini gravissimi possano essere oggetto di clemenza. Un segnale che, secondo Feltri, assume un peso particolare in una fase storica segnata da forti tensioni sul tema dell’immigrazione e della sicurezza.
Nella sua ricostruzione, l’ex scafista non trasportava merci, ma persone trattate come oggetti, stipate su imbarcazioni precarie e affidate consapevolmente a un rischio mortale. Questo aspetto viene indicato come centrale, perché non riguarda soltanto la responsabilità individuale, ma anche la tutela della sovranità dello Stato e il rispetto delle sue leggi. Per Feltri, la grazia appare così come un’eccezione che rischia di indebolire il principio di responsabilità penale.
Le conseguenze pratiche e il nodo del rimpatrio
Un ulteriore elemento sottolineato da Vittorio Feltri riguarda le possibili conseguenze concrete della grazia. Avendo già scontato circa dieci anni di detenzione, il condannato potrebbe ora accedere a misure alternative al carcere, con la possibilità di restare e lavorare in Italia. Su questo punto, la posizione espressa è netta: se la grazia è stata concessa, il rimpatrio dovrebbe avvenire in tempi rapidi, evitando che la persona rimanga sul territorio nazionale.
La preoccupazione evidenziata è che una riduzione effettiva della pena possa essere percepita come un segnale di impunità o, quantomeno, come un precedente che non scoraggia il traffico di esseri umani. Resta il fatto che la grazia è stata concessa e che, come osserva Feltri, il dibattito pubblico è ora chiamato a interrogarsi sugli effetti giuridici, politici e simbolici di una decisione che segna un passaggio delicato nel rapporto tra giustizia e clemenza.
