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“Sto con Hannoun”, consigliere Pd accusa: “Repressione del governo”

Un consigliere comunale di centrosinistra difende Mohammad Hannoun dopo l’arresto per legami con Hamas. Dichiarazioni choc, polemica politica e silenzio dei vertici del Pd.

Il post che accende il caso politico su Hannoun

Io, Alaeddine Kaabouri, sto con Mohammad Hannoun”.
Inizia così il post pubblicato sui social da Alaeddine Kaabouri, consigliere delegato ai giovani nell’amministrazione di centrosinistra del Comune di Thiene.
Kaabouri si schiera apertamente a sostegno di Mohammad Hannoun, arrestato insieme ad altre otto persone con l’accusa di far parte di una cellula estera di Hamas.
Nel suo messaggio parla di “nuova operazione repressiva condotta da polizia e guardia di finanza sotto la regia del governo Meloni e del ministro Piantedosi”, sostenendo che “in Italia la solidarietà al popolo palestinese viene trattata come un crimine”.

Dalle amministrazioni locali agli ambienti radicali

Non è un caso isolato. Anche da Milano, il consigliere Alessandro Corti ha rilanciato sui social un commento durissimo:
Ci sarebbe da arrestare e buttare in galera quasi tutto il governo, più giornalisti e intellettuali vari per finanziamenti a Israele”.
Parole che accusano apertamente le istituzioni italiane e parlano di una presunta regia estera delle indagini.
Kaabouri, 32 anni, nato in Italia da genitori tunisini e cittadino italiano dal compimento dei 17 anni, è stato eletto con una lista in coalizione con il Partito Democratico.
Nel suo lungo comunicato, sostiene che l’operazione colpisca chi ha sostenuto economicamente associazioni palestinesi “accusate di illegalità sulla base delle definizioni politiche dello Stato di Israele”.

Hamas, blacklist Usa e il silenzio del Pd

Kaabouri definisce l’inchiesta “una repressione politica” e conclude: “Sostenere il popolo palestinese non è terrorismo, è un dovere umano e politico”.
Una posizione che ignora un dato centrale dell’indagine: Hannoun è inserito nella blacklist americana dall’ottobre 2024, per decisione dell’amministrazione Joe Biden, e non da quella di Donald Trump.
Il centrodestra ha chiesto formalmente che il sindaco di Thiene revochi le deleghe a Kaabouri.
Dal fronte del centrosinistra, invece, prevale il silenzio. Nessuna presa di distanza ufficiale, né a livello locale né nazionale.
Ancora una volta, si attendono parole della segretaria del Pd Elly Schlein, mentre il caso Hannoun continua a produrre imbarazzi e tensioni all’interno dell’area progressista.